La camorra corre per l’Oscar: "È una metafora globale"

Il film di Garrone candidato per concorrere come miglior pellicola straniera. Il regista: "Sbaglia chi pensa sia una problematica locale". Saviano: "Raccontare è resistere"

Roma - Voto palese e all’unanimità per Gomorra, ufficialmente designato dall’Italia per la corsa all’Oscar, categoria «foreign language», cioè non girato in inglese. Come anticipato venerdì dal Giornale, i quindici esperti ieri riunitisi all’Anica (nel gruppo i registi Amelio e Monteleone, gli oscarizzati Ferretti e Pescucci) non hanno tentennato nello scegliere tra i cinque titoli in lizza. Benché fossero cresciute le quotazioni del Divo, già alla seconda votazione la commissione raggiungeva l’unanimità sul film-caso dell’anno, evitando pastrocchi e sospetti (nel 2007 l’assenza in extremis del presidente Montaldo fu fonte di polemiche varie). Il 3 ottobre prossimo, con Scorsese testimone d’eccezione, il film verrà presentato a New York. Intanto il regista Matteo Garrone e il produttore Domenico Procacci volano a Los Angeles per una prima ricognizione. La designazione, di per sé, non significa nomination. Bisogna promuovere il film, farlo vedere ai giurati dell’Academy, investire parecchio denaro (150mila euro sono già stati assicurati dal ministero ai Beni culturali): solo il 22 gennaio sapremo se Gomorra sarà entrato nella cinquina in vista della cerimonia del 22 febbraio. Tutto lascia prevedere di sì. Ha incassato 10 milioni di euro in patria, è stato venduto in 60 Paesi, ha vinto il Grand Prix a Cannes, discende da un libro noto, ha un titolo che funziona in ogni lingua e può contare su una distribuzione americana, la Ifc, che lo farà uscire a fine gennaio.

Raggiunto al telefono dalla fidanzata Nunzia, che gli ha appena dato un figlio, Garrone ha appreso la buona notizia con parecchio ritardo: a ora di pranzo stava giocando a pallone in un campetto. Nessuno riusciva a rintracciarlo, neanche l’ufficio stampa. L’uomo è fatto così. Più tardi, all’Ansa, dichiarava: «Provo un grande piacere, ancora di più perché la designazione arriva all’unanimità. Ma la soddisfazione di questo momento voglio condividerla con tutti. Il cinema è un'arte collettiva e come tale va intesa in occasioni piacevoli come questa. Mi piace ricordare il gioco di squadra, da Roberto Saviano agli attori, dai produttori all'ultimo della troupe». A chi temeva che il dialetto stretto avrebbe penalizzato la diffusione del film, Garrone replica: «Il cinema è immagine, Gomorra, a pensarci bene, è quasi muto. Sbaglia chi lo vede come un film su una problematica locale, per me è una metafora globale». Tutto questo nel giorno in cui il ministro Maroni manda i militari a Castelvolturno e afferma che «la camorra ha dichiarato guerra allo Stato». Il regista non entra nel merito, preferendo ribadire che «il film si presta a varie letture, quella della cronaca è solo una possibile, neanche la più interessante ai miei occhi». Sin dall'inizio, puntualizza, «la mia scelta è stata diversa, opposta a quella di Saviano: il film non è un'inchiesta, né una denuncia, può aiutare a capire certi fenomeni, ma partendo dal conflitto umano e dai personaggi. Risiede qui, a mio parere, la sua universalità». Neanche un'ora prima, Saviano così commentava la designazione: «Sono contento. In America capiranno che raccontare non è diffamare, ma resistere». Anche il protagonista del film, Toni Servillo, è soddisfatto: «Sono orgoglioso che a rappresentare l’Italia sia un film così originale nel linguaggio e che affronta temi socialmente così importanti ed attuali». L’attore è anche interprete del Divo: «Mi sono augurato che tutti e due i film avessero la migliore sorte possibile e poi come in tutte le gare uno solo ha avuto la meglio». E se Caterina d'Amico, amministratore delegato di Raicinema, fa sapere da Los Angeles che «il consenso unanime ci dà anche una grande responsabilità, perché ora dovremo gareggiare con il resto del mondo», Procacci, boss della Fandango, ammette di aver «molto temuto la concorrenza del Divo e di non aver dato per scontato che la scelta ricadesse su di noi» e il ministro Bondi esulta. In realtà, Gomorra non è mai stato davvero in discussione. Ma la cronaca della riunione all'Anica registra un appassionato intervento di Sorrentino in difesa del proprio film; mentre Virzì, in lizza con Tutta la vita davanti, generosamente ha invitato i commissari a concentrare il voto su Gomorra o sul Divo. Chapeau!