La Camorra e i sequestri delle Procure: in tre mesi dieci discariche mai aperte

Da Pianura a Chiaiano, i siti che De Gennaro voleva aprire e che restano sigillati. In città è sempre caos tra gli incendi dei cassonetti e lo sciopero improvviso dei tramvieri

da Napoli

Una sorta di libro dei sogni, il primo piano elaborato dal Commissario di governo per l’emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro.
Presentato il 21 gennaio scorso, l’ex capo della polizia ha dovuto ripiegare su se stesso, una prima volta, undici giorni più tardi, quando dovette rinunciare alla discarica dei Tre Ponti, a Montesarchio (Benevento). Il sito soffre di problemi di staticità. Grandi feste, quindi, nel Sannio per lo scampato pericolo. Ma, 16 giorni più tardi, il 17 febbraio, il Commissario, scopre che sulle discariche avevano dati falsi. «Le carte che abbiamo trovato, segnalavano cose diverse» denunciò De Gennaro, 36 giorni dopo l’inizio del suo mandato. Quella ammissione stava a significare che non avrebbe potuto contare sui siti che con tanta fatica aveva individuato per cominciare a risolvere il problema della monnezza.
Tra i «no» della gente, dei comitati antidiscarica, spesso fomentati dai clan della camorra, quelli della magistratura e delle analisi che proverebbero l’esistenza di aree inquinate, l’ex capo della polizia, in oltre 3 mesi si è lanciato alla disperata ricerca di siti. Dopo la rinuncia a Montesarchio, De Gennaro ha svoltato verso Sant’Arcangelo di Trimonte, dove sono in corso i lavori di allestimento. Dopo i «no» a Difesa Grande, ad Ariano Irpino, pronunciati da sindaci, dopo i blocchi stradali e gli incidenti, le analisi hanno rivelato che in quella zona c’erano anche pericoli di smottamento. Pianura: 15 anni dopo la chiusura si minaccia la riapertura, ma la gente nelle strade lo impedisce. Un’altra Procura, Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato un altro sito: Lo Uttaro, dopo le battaglie di un comitato antidiscarica. I «no» dei comitati all’ex manifattura dei tabacchi (nel quartiere di Poggioreale a Napoli) e a Marigliano e i risultati positivi alle analisi, hanno costretto a un’altra duplice rinuncia il Commissario di governo. Infine, le cave di Chiamano, una potenziale pattumiera di oltre settecentomila tonnellate. Sembrava fatto ma, i soliti comitati hanno indotto al sindaco Iervolino, a rischio sfiducia dalla sua stessa maggioranza, ad andare da De Gennaro per comunicargli di rinunciare anche a Chiaiano. Intanto anche ieri altra giornata di caos, tra gli immancabili roghi (75 tra Napoli e provincia), i blocchi stradali e le proteste di piazza. Come quella degli autisti dei bus, l’ultima e ovviamente non annunciata, che ha lasciato a piedi migliaia di cittadini provocando ulteriori disagi ad una città già in ginocchio.