Camorra e ’ndrangheta Da Napoli a Reggio retata di politici

Retata di camorristi e ‘ndranghetisti. Quaranta arresti a Napoli, altri quaranta a Reggio Calabria. La polizia giudiziaria ha sgominato due cosche, i Polverino (eredi del defunto boss dei boss Lorenzo Nuvoletta) e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica. Mafia e politica: a undici giorni dal voto amministrativo esplode la polemica sui candidati in odore di clan. Stavolta è toccato al centrodestra: a Napoli e nel Reggino, presunti camorristi e ‘ndranghetisti prestati alla politica. I quaranta arrestati di Napoli sono accusati a vario titolo dai pm della Direzione distrettuale antimafia di associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione, usura, reinvestimento di capitali di provenienza illecita non solo nel Napoletano ma anche in Spagna. I due politici arrestati sono Armando Chiaro, candidato al consiglio comunale di Quarto (Napoli) e segretario del Pdl locale e Salvatore Camerlingo, candidato anch’egli a Quarto per la lista «Noi sud» schierato con il centrodestra. Il Pdl ha subito sospeso Chiaro, tirato in ballo dal pentito Domenico Verde che racconta come l’indagato fece visita al boss Giuseppe Polverino che all’epoca viveva vicino a Barcellona, assieme a un altro affiliato: «Dovevano discutere di un affare concernente la gestione dei rifiuti in una discarica sita in Quarto. Ricordo che l'affare non fu portato a termine in quanto si trattava di un sito già sottoposto a sequestro». Addirittura più elevata la «qualità» degli arrestati nel Reggino. In cella sono finiti il sindaco e tre assessori della giunta di Marina di Gioiosa Ionica, Rocco Femia, che guida un’amministrazione espressione di una lista civica riconducibile al centrodestra: gli assessori sono accusati di associazione mafiosa. Secondo la polizia che ha svolto le indagini gli indagati controllavano appalti piccoli e grandi al Comune e sulla Ss 106 favorendo gli interessi della cosca Mazzaferro. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Tra l’altro, al sindaco Femia e all’assessore all’Ambiente Ieraci viene contestato di aver lasciato incompleto il lavoro di installazione delle panchine sul lungomare come indicato dal boss Rocco Mazzaferro.