Camorra e rifiuti vedi Napoli e poi fuggi

Se state pensando di trascorrere le vostre vacanze a Napoli, vi do un suggerimento: non lo fate. E se avete già versato un anticipo a qualcuno, meglio perderlo che rovinarvi le ferie. In questo momento, Napoli è la metropoli più sporca e nauseabonda d’Italia, forse del mondo. E voi volete buttare i vostri soldi e rovinarvi la salute venendo qua?
Qualche giorno fa, una turista giapponese è stata scippata e spedita all’ospedale. Intervistata, ha esclamato: «Non tornerò mai più qui, Napoli fa schifo!».
I mali di Napoli, a mio avviso, sono tre, due dei quali «storici»: la plebe, la camorra, e l’attuale classe politica. La plebe, da sempre, è la vera padrona della città: di più, ne è l’anima. Roma, Alessandria, Babilonia avevano la plebe, quasi tutte le città moderne se ne sono disfatte. Ma a Napoli la plebe ha resistito. Una plebe, si badi, che non è soltanto una classe economicamente e socialmente meno evoluta, ma anche uno stato d’animo. Ha scritto Domenico Rea: «Napoli ha sempre prodotto plebe: plebe aristocratica, plebe politica, plebe religiosa». In qualche modo della plebe ha fatto parte anche qualche sovrano; Ferdinando IV, detto «re lazzarone», si esprimeva in modo scurrile, si camuffava da pescivendolo e andava a vendere i polpi a Mergellina, da ragazzo urinava nell’androne del palazzo reale e defecava sulle statue scolpite con marmo di Carrara. Una plebe che inorridì Leopardi, Dumas, Dickens, e perfino De Sade. Una plebe con la quale dovrete fare i conti mettendo piede in questa città e che troverete nell’osteria come nel ristorante alla moda, dietro al bancone dell’acquafrescaro come nel caffè storico, nel taxi che vi porta all’albergo e nell’albergo stesso. La camorra. Voi credete che la camorra sia un problema dei napoletani, e invece è anche un problema vostro. Perché la monnezza che ha trasformato la città in una immensa discarica, non è altro che il frutto del potere camorrista, e l’aria che si respira in città la respirerete anche voi, ineffabili turisti. Napoli puzza da Capodimonte al Vomero, da Posillipo alla Ferrovia, nessun quartiere è risparmiato. Molti camminano con le mascherine, le malattie polmonari sono aumentate del 12 per cento rispetto alla media nazionale. La classe politica. Sono tredici anni che la sinistra non riesce a risolvere l’emergenza rifiuti, ma nessuno si dimette, che dico? nessuno pensa - nemmeno alla lontana - di intonare il mea culpa. Il mea culpa dovrebbero intonarlo anche quegli elettori che hanno dato fiducia a gente che li ha ripagati ricoprendoli di spazzatura, trasformando quella che fu la terza città d’Europa in «un’integrale cloaca, urbana, amministrativa, turistica e morale» (Ceronetti). E il mea culpa dovrete intonarlo voi, se, essendovi ostinati a venire a Napoli, sarete scippati e gettati nella monnezza.
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