Camorra, oltre 50 arresti nel clan dei Casalesi

Decisiva per l'operazione domizia, che ha "decapitato" le famiglie Bidognetti e Tavoletta, la collaborazione della moglie del boss Francesco Bidognetti. Le accuse sono associazione mafiosa, estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione di armi

Napoli - Duro colpo ai Casalesi, grazie alla collaborazione della moglie di un boss. Sono oltre 50 le ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di presunti affiliati al clan camorristico dei Casalesi. I provvedimenti, eseguiti da carabinieri, polizia e Dia, riguardano alcuni pregiudicati già in carcere, mentre qualcuno dei destinatari sarebbe, al momento, irreperibile. Decisiva ai fini dell’operazione è stata la collaborazione con la giustizia della moglie del boss Francesco Bidognetti. Anna Carrino, 47 anni, da alcuni mesi sta collaborando con gli inquirenti. La moltiplicazione delle operazioni condotte con successo recentemente dalle forze dell’ordine contro la potente organizzazione camorristica del casertano sarebbe stata resa possibile proprio dalle informazioni fornite dalla donna.

Blitz L'operazione è stata compiuta sul litorale Domizio, nel casertano. Sono 64 le ordinanze di custodia cautelare emesse, di cui oltre 50 sono state eseguite congiuntamente dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, dalla squadra mobile di Caserta e dalla Dia di Napoli. L’indagine, iniziata nel 2000 e chiusa lo scorso anno, è stata coordinata dalla Dda partenopea ed è soprannominata "Domizia". Le ordinanze sono state emesse per i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione illegale di armi e illecita concorrenza. A essere coinvolti due gruppi facenti parte dei Casalesi: i Bidognetti e i Tavoletta che hanno esteso il proprio potere criminale nella zona compresa tra Castelvolturno e Villa Literno. Nell’inchiesta sono state coinvolte anche una madre e figlia, titolari di una società di videopoker che si erano alleate con esponenti del clan Tavoletta per assumere il regime di monopolio delle macchine da gioco installate in bar e locali di ritrovo della zona. Tra le estorsioni accertate anche quelle ai danni della clinica Pineta Grande di Castelvolturno.