Camorra, preso Licciardi tra i 30 boss più pericolosi

Il superlatitante (dal 2003) catturato a Napoli, era uno dei boss della faida che insanguina Secondigliano da anni. Grasso, procuratore nazionale antimafia: "Passo importante per la destrutturazione dei clan"

Napoli - Gli agenti della squadra mobile della questura di Napoli e dello Sco di Roma hanno arrestato Vincenzo Licciardi, considerato uno dei capi della camorra napoletana. Licciardi, ricercato da anni, era inserito nell’elenco del ministero dell’Interno dei 30 latitanti più pericolosi. L’uomo, capo dell’omonimo clan, è stato arrestato a Cuma, nell’area Flegrea, mentre era in una villetta in compagnia della moglie e di una coppia di amici, incensurati. Si è arreso subito agli agenti del servizio centrale operativo. Con Eduardo Contini e Francesco Mallardo, il clan Licciardi aveva stretto la "Alleanza di Secondigliano" negli anni scorsi. Una sorta di cartello che ha dominato per almeno un decennio su Napoli e parte della provincia. Vincenzo Licciardi, latitante dal febbraio 2003, ha raccolto con la sorella Maria l’eredità del fratello, Gennaro, detto 'a scigna (la scimmia), morto per una grave malattia negli anni Novanta. Il clan Licciardi ha la sua base operativa nella masseria Cardone a Miano, quartiere confinante con Secondigliano.

Grasso "L’arresto di Licciardi è un ulteriore successo nella cattura dei latitanti dei clan contrapposti che hanno portato negli ultimi anni alla faida di Secondigliano". Lo afferma Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, commentando l’arresto del superlatitante Licciardi. "Ci si sta avviando - aggiunge - verso la completa destrutturazione dei clan che fino ad oggi hanno provocato decine di morti per le strade di Napoli. La cattura di Licciardi, per le geniali modalità con le quali è stata eseguita dalla polizia, rappresenta dunque un passo avanti nella lotta alla camorra". Il capo della direzione nazionale antimafia ha inoltre espresso un plauso agli investigatori della squadra mobile di Napoli e ai magistrati della Dda che hanno coordinato l’operazione.

Il blitz "Non fate cazzate, sto con mia moglie". Così il boss Vincenzo Licciardi, si è rivolto ai poliziotti della sezione catturandi della squadra mobile diretti da Cristiana Mandara che, questa mattina alle 4, hanno bussato alla porta di una villetta con giardino alla perifia di Cuma per arrestarlo dopo tre anni di intense ricerche e almeno tre tentativi falliti all’ultimo minuto. Licciardi era in compagnia della moglie Rosaria Iodice, che spesso passava lunghi periodi con lui. A fornirgli appoggio, dicono gli investigatori, una coppia di parenti denunciata per favoreggiamento. Licciardi usava quell’abitazione come rifugio da tre o quattro mesi, e in questi anni si era recato anche all’estero, Portagallo, Francia e Spagna, accompagnato da persone di sua fiducia per tenere i contatti con la rete di "Magliari", cioè i contrabbandieri internazionali di merci che utilizzano dagli anni ’70 e le rotte e le strutture logistiche del contrabbando di droga e armi per fare affari. Nell’abitazione sono stati trovati anche "pizzini", cioé i bigliettini con i quali il boss comunica. Si tratta, sottolinea il pm Barbara Sargenti che ha coordinato le indagini, per lo più di biglietti con messaggi personali, rivolti soprattutto anche a familiari. Il boss non utilizzava il telefono e provvedeva da solo a se stesso, anche se poteva contare sulla coppia denunciata per favoreggiamento.

Arresti sfuggiti Per tre volte la polizia negli ultimi anni era stata a un soffio dalla cattura del boss, che era riuscito a sfuggire in maniera rocambolesca all’arresto. Nel novembre 2005 i poliziotti avevano circondato la sua abitazione in via Abate Gioacchino e si preparavano all’irruzione, ma lui si dileguò attraverso un cunicolo che immetteva alla rete fognaria. Nella primavera 2006 una pattuglia lo intercettò in via Yuri Gararin, alla periferia nord di Napoli, ma il latitante, a bordo di una Toyota Yaris, riuscì a scappare. Così come face anche lo scorso anno, dopo che era stato localizzato in una villa di Monterusciello. Vincenzo Licciardi, 43 anni, soprannominato ’o chiatto, dopo aver espiato una condanna, si era sottratto alla misura di sicurezza in una colonia agricola nel febbraio 2003. Durante la latitanza è stata emessa nei suoi confronti dal gip di Napoli il 13 luglio 2004 una ordinanza cautelare per associazione mafiosa. Il 30 ottobre dello scorso anno è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione.