Camorra, preso in Spagna il boss Zazo

Forniva la cocaina ai "capi dei capi" dei clan. I carabinieri lo hanno arrestato a Barcellona in un call center vicino alla Sagrada Famiglia. Zazo, 52 anni, è considerato l'attuale reggente del clan camorristico dei Mazzarella

Napoli - Forniva la cocaina ai "capi dei capi" dei clan camorristici napoletani: lo faceva dalla Spagna, attraverso contatti con i cartelli colombiani. Quantità "ingentissime", dicono gli inquirenti, che il boss Salvatore Zazo importava e vendeva. Un giro d'affari per lui finito: i carabinieri in collaborazione con la Unidad central operativa della Guardia Civil, lo hanno arrestato a Barcellona, a pochi passi dalla Sagrada Familia.

Zazo, 52 anni, è considerato l'attuale reggente del clan camorristico dei Mazzarella, operante nel centro storico di Napoli. Era latitante perché destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Dia perché ritenuto responsabile di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Era anche stato proposto per l'inserimento nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi, Zazo, che ieri sera è stato sorpreso in un call center di Barcellona. Era lì che il boss si recava spesso per telefonare e mantenere i suoi contatti per il traffico di coca, dopo essere fuggito dall'Italia.

La sua coca era destinata ai clan dei Lo Russo, dei Capitoni di Secondigliano e dei Di lauro quando era capeggiato da Paolo, vale a dire 'Ciruzzo 'o milionariò, al centro di una delle più sanguinose faide di camorra. Faide alle quali lo stesso Zazo aveva preso parte quando era a capo dell'omonimo clan, operante soprattutto nel quartiere di Fuorigrotta. Nel 2006 fu già una volta arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso: poi fu scarcerato dal Tribunale del Riesame.

Quando ieri è stato sorpreso dai carabinieri, insieme ad un altro campano già noto alle forze dell'ordine, il boss non era armato e non ha tentato nemmeno la fuga, esibendo esibendo una carta d'identità falsa intestata ad una persona inesistente: un tentativo durato pochi attimi dopo i quali ha ammesso la sua vera identità.