Camorra, smantellato il clan Gionta: 88 arresti

Duro colpo al clan attivo a Torre Annunziata dalla fine degli
anni Settanta. Arrestata anche la moglie del boss Valentino
Gionta, già detenuto.
Sequestrati beni per 80 milioni di euro

Napoli - La polizia di Napoli, in collaborazione con le squadre mobili di Milano, Catania e Pistoia e con l’ausilio di numerosi equipaggi dei reparti prevenzione crimine, ha eseguito alle prime luci del mattino un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia, a carico di 88 persone ritenute responsabili di associazione a delinquere di stampo camorristico, omicidio, estorsione, traffico di stupefacenti e altri gravi reati.

Duro colpo al clan Gionta C’è in pratica l’intera famiglia del super boss Valentino Gionta tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi oggi dalla Dda della Procura della Repubblica di Napoli. Insieme con Valentino e il figlio Aldo, anch’egli detenuto, rispettivamente di 55 e 36 anni, ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti della moglie del capo clan, Gemma Donnaruma, di 54 anni e dei figli Pasquale e Teresa Gionta, di 31 e 34 anni, oltre che di Gennaro Longobardi, cugino di Gemma, di 45 anni. Gli indagati si ritiene appartengano al clan camorristico Gionta, attivo nel comune di Torre Annunziata (Napoli) dalla fine degli anni Settanta. Arrestata anche la moglie del capo clan, Valentino Gionta, già detenuto. Sequestrati beni immobili, mobili, quote societarie e conti correnti per circa 80 milioni di euro. L’operazione "Alta marea" ha portato all’esecuzione di diversi provvedimenti di custodia cautelare che riguardano anche persone già detenute. Tra gli arrestati figurano, oltre alla moglie del boss, un’altra decina di donne. Tra i beni sequestrati ci sono diversi negozi e quote societarie, circa 80mila euro in contanti, oggetti di valore e gioielli.

Il pizzo "bipartisan" Imprenditori e commercianti costretti a pagare una tangente "bipartisan". Le indagini hanno consentito di acquisire un ampio squarcio dell’attività estorsiva "scientificamente" praticata dal clan Gionta nei confronti di esercenti di Torre Annunziata e paesi limitrofi. È emerso che spesso commercianti e imprenditori erano costretti a pagare il pizzo sia a esponenti dei Gionta che della fazione avversa Gallo-Cavalieri. Come è emerso dalle conversazioni ambientali spesso erano proprio gli esponenti del clan a invitare i commercianti o gli imprenditori ad aumentare i prezzi per poter permettere il pagamento ad entrambe le fazioni. A seconda dei casi il clan ha adottato una serie di ’modus operandì: a volte "il responsabile dell’attività estorsiva incarica un proprio stretto collaboratore - si legge nella nota del procuratore Giandomenico Lepore - di contattare il soggetto da estorcere stabilendo le modalità di pagamento che, in certi casi, può essere anche dilazionato". A ritirare le rate, per le quali viene preventivamente fissata una scadenza, è la stessa persona che ha preso i contatti con la vittima designata; in altri casi l’estorsore incarica un proprio affiliato di contattare la vittima e di accompagnarla "presso la propria abitazione" oppure presso quella di Pasquale Gionta. Anche in questo caso il pagamento può essere rateale, con scadenze determinate oppure dilazionato in varie rate. Altre volte è lo stesso estorsore a recarsi "occasionalmente" presso imprenditori e commercianti ai quali estorcere denaro. Il pagamento della tangente può avvenire sia mensilmente sia in un’unica rata annua, sia in tre tranche da versare in occasione di Natale, Pasqua e Ferragosto. Una modalità usata solitamente dai clan camorristici del napoletano e del casertano. Tra le estorsioni di maggior rilevanza, sottolineano gli inquirenti, c’è quella compiuta ai danni dei concessionari dei servizi cimiteriali di Torre Annunziata. A questi era imposta la tangente sia dal clan Gionta che dai Gallo-Cavalieri. Gli esponenti dei due gruppi criminali imponevano anche l’assunzione di personale imparentato a persone vicine ai clan e il pagamento di una tangente annuale di 25mila euro. È emerso che gli stessi vertici del clan Gionta avevano "suggerito agli imprenditori taglieggiati di aumentare il prezzo dei servizi cimiteriali per meglio corrispondere tale tassa mafiosa". I Gionta avevano anche tentato di estorcere denaro a Rocco De Filippo, imprenditore aggiudicatario del servizio di allestimento delle luminarie per la festa della Madonna della Neve. L’uomo, aveva ricevuto, però, richiesta di denaro anche da parte di "esattori" vicini ai Gallo-Cavalieri.

I regali al clan Dolci, pesce e generi alimentari di vario tipo "regalati" ad esponenti del clan Gionta da commercianti vessati da richieste di racket ed estorsioni. Soprattutto i pasticcieri di Torre Annunziata erano costretti a fornire pasticcini, dolci e brioches non solo a personaggi gravitanti nell’orbita del clan, ma anche a loro familiari e amici per evitare ritorsioni. Le forniture di merce riguardavano anche le peschiere e altri negozi di alimentari. I titolari degli esercizi commerciali erano costretti a fornire la merce senza ricevere in cambio neanche un euro. Episodi che venivano perpetrati "in maniera stabile e continuativa" facendo leva soprattutto sulla "rassegnazione degli esercenti commerciali" e "l’assenza di ogni forma di ribellione" verso queste angherie. I magistrati della Dda partenopea hanno sottolineato, in conferenza stampa a Napoli, come in alcuni casi "la parte vessata" si sia rivolta agli estorsori "per la risoluzione di occasionali problemi".

La soddisfazione di Maroni Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, con gli investigatori e con i magistrati per l’importante operazione. "Sono molto soddisfatto - ha dichiarato il numero uno del Viminale - dell’ottimo livello di collaborazione raggiunto tra le forze di polizia, la magistratura e gli investigatori, che ha permesso negli ultimi mesi di infliggere colpi durissimi alla criminalità organizzata".