La camorra uccide un pentito di "ecomafia"

Perquisizioni a tappeto per l'omicidio di Michele Orsi, l'imprenditore che aveva testimoniato nel processo sugli affari dei clan nello smaltimento dei rifiuti. L'avvocato: "Non gli avevano concesso la scorta". Scorta concessa, invece, al fratello per l’udienza preliminare del 17 giugno

Caserta - Indagini a tappeto per l’omicidio di Michele Orsi, l’imprenditore di Casal di Principe, nel casertano, ucciso davanti al bar Roxy ieri alle 13.30. Oggi in via Catullo, stretta strada di Casal di Principe dove in varie palazzine vivono i componenti della famiglia, è ben visibile l’auto della Guardia di Finanza che presidia il fabbricato dove è chiuso in casa Sergio, fratello maggiore dell’imprenditore, anch’egli coinvolto nel procedimento giudiziario per le tangenti che la Eco4, la loro società di raccolta e smaltimento rifiuti, versava ai politici e al clan La Torre.

Protezione mancata Aveva testimoniato nei giorni scorsi in aula in un processo su clan e affari e giovedì era atteso di nuovo in tribunale dove avrebbe dovuto nuovamente deporre. L’imprenditore Michele Orsi, 47 anni, è stato ucciso ieri vicino a casa, a Casal di Principe, il comune da cui prende nome il clan dei Casalesi, la più potente organizzazione della camorra. Il suo legale, l’avvocato Carlo Destavola, ha denunciato che in questi ultimi due mesi, più volte, aveva chiesto protezione per il suo assistito, alla Dda di Napoli e ai carabinieri di Casal di Principe, segnalando i timori di possibili ritorsioni da parte della camorra. Per Orsi non era stata disposta la protezione, ma soltanto una vigilanza saltuaria. "Ora proteggete la famiglia" è l’appello lanciato dal penalista. Durante le festività pasquali, mentre il figlio di Orsi rincasava furono esplosi alle sue spalle dei colpi di fucile, che scheggiarono il portone di casa. "Sono senza parole. Ogni volta che andavamo a questuare perché fosse attribuita una qualsiasi forma di tutela a Orsi non c’erano molte persone ad ascoltare" ha detto l’avvocato.

I funerali I funerali potrebbero tenersi informa strettamente privata giovedì, nella chiesa di Maria Santissima Preziosa che è vicina all’abitazione. L’avvocato dei fratelli orsi, Carlo De Stavola, oggi è stato a lungo in casa con Sergio, sottolineando con i cronisti che Michele non era un "pentito", ma un "0dichiarante". Orsi lascia moglie e lascia quattro figli, tra cui una bambina di 4 anni e un ragazzo con gravi disabilità. Contitolare della società mista Eco4 che opera nel settore della raccolta di rifiuti in 18 comuni della provincia di Caserta, Michele Orsi nell’aprile dello scorso anno fu coinvolto in una inchiesta della Dda di Napoli su infiltrazioni camorristiche. Aveva fatto delle ammissioni e deciso di collaborare con gli inquirenti.

L'omicidio La sua uccisione rappresenta un "salto di qualità della strategia dei Casalesi di attacco ai soggetti che collaborano per contrastare i clan" ha spiegato il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia. Il magistrato ha spiegato che Orsi non si può definire un pentito "in senso tecnico, ma un imprenditore che con le sue ammissioni e le sue rivelazioni stava offrendo un importante contributo". Per gli inquirenti è ora più che mai necessario "catturare i latitanti del clan, tra cui esponenti di primo piano come Zagaria e Iovine, ma per questo occorrono rinforzi in termini di uomini e mezzi" come ha spiegato Roberti che ha detto di confidare nel sostegno del Capo dello Stato.

La strategia Il delitto di oggi è l’ultimo di una serie di agguati contro testimoni e familiari di collaboratori. Appena due giorni fa è stata ferita la 25enne Francesca Carrino, nipote della pentita Anna Carrino, compagna del boss Francesco Bidognetti. È l’avvicinarsi della conclusione del secondo grado del processo "Spartacus", il motivo per cui i casalesi "alzano il tiro" e uccidono a ripetizione, ha spiegato al Tg1 lo scrittore Roberto Saviano, autore di "Gomorra".