La Camorra voleva la Lazio «Chinaglia era il mediatore»

Luca Rocca

da Roma

I milioni della camorra per accaparrarsi la Lazio, con la supervisione consapevole dell’ex bomber biancoceleste, tuttora latitante, Giorgio Chinaglia. Come anticipato mesi fa dal Giornale, spunta per davvero il clan dei casalesi nel capitolo dell’inchiesta collaterale a quella che ha coinvolto i capi ultras «Irriducibili» letteralmente presi in giro da Long John, testa di legno di Giuseppe Diana, il riciclatore di riferimento della criminalità organizzata di Casal di Principe. La procura di Roma ha emesso dieci ordinanze di custodia cautelare ipotizzando che attraverso la ripulitura di 24 milioni di euro, il gruppo affaristico-mafioso voleva mettere le mani sulla società capitolina coinvolgendo figure carismatiche per sobillare la «piazza» contro il presidente Claudio Lotito. Il ruolo dei Casalesi sarebbe dunque provato dal coinvolgimento diretto di questo Giuseppe Diana con la sua holding del gas, considerato organico al clan, amico personale di boss, coinvolto nel processo Spartacus, punto di riferimento delle cosche per il lavaggio del denaro proveniente da estorsioni, droga, traffici d’ogni genere. Oltre a Diana e Chinaglia (e al «portavoce» di quest’ultimo, Bellantonio) i provvedimenti restrittivi hanno colpito il «factotum» Guido Carlo Di Cosimo, il commercialista Bruno Errico, Diego Franchetti, Giancarlo Benedetti, l’avvocato Arturo Ceccherini, Mario Pasculini (direttore di una banca nella Tuscia) e il latitante Zoltan Szilvas. L’operazione Broken Wings s’è conclusa col sequestro di due milioni di euro dalla Digos di Roma e dalla Guardia di finanza di Caserta, una piccola parte dei soldi che sarebbero dovuti transitare prima su conti intestati a Giorgio Chinaglia e poi sul tavolo della trattativa per rilevare la Lazio.
Le indagini parlano di un Diana burattinaio che muove i fili raccomandando ai suoi «burattini» di agire con circospezione e cautela. Nessuno deve sapere che c’è lui dietro. Oltre alla sponsorizzazione per le gare di Coppa Italia e Coppa Uefa (bloccata dal sospettoso Lotito perché da effettuarsi, previo interessamento del solito, attivissimo, Chinaglia, con denaro contante) Diana prova a riciclare il denaro delle cosche passando dall’Ungheria e dalla Svizzera. Punta sulla Lazio, ma gli inquirenti si dicono certi di altri tentativi con società di calcio di serie A, B e club stranieri. Ad incastrare i finti benefattori della Lazio, le dichiarazioni di pentiti, le intercettazioni, i riscontri sulle linee di credito. E mentre Antonio Iezzi, difensore di Bellantonio, esprime perplessità su questa seconda tranches investigativa («non mi sembra ci siano elementi nuovi e importanti rispetto a prima») dagli Usa fa sentire la sua voce «Giorgione» Chinaglia: «Non ho la minima idea dei fatti, non conosco queste persone, per me era tutto finito due anni fa. E comunque non ho alcuna intenzione di tornare in Italia per andare in prigione».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it