Il «camorrologo» Saviano ciurla nel manico

Egregio Granzotto, Le segnalo un articolo del Resto del Carlino a proposito degli interlocutori della mafia al nord. E adesso chi glielo dice a Saviano e ai suoi amici?
Rimini

Lasci, caro Bonatelli, ch’io aggiorni i lettori, prima che Saviano, di cosa stiamo parlando. Riporto alcuni brani dell’articolo al quale lei si riferisce: «Le ’ndrine, i Casalesi, i clan della Sacra Corona unita hanno piazzato le loro bandierine lungo tutta la via Emilia e si stanno spartendo la torta dell’Emilia-Romagna (...) mettendo in piedi “vere e proprie holding imprenditoriali”. I sodalizi criminali (i famigerati Casalesi su tutti) sono stabilmente “in grado di aggiudicarsi gli appalti ed acquisire le concessioni”. È quanto certifica la relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) sul primo semestre del 2010». E ancora: «In Emilia-Romagna si moltiplicano i “rischi di inquinamento dell’economia legale”. Rimini, Forlì, Ferrara, Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Piacenza: nessun territorio è impermeabile all’avanzata dei clan». Per venire al clan malavitoso più propriamente savianesco e gomorresco, «il rapporto della Dia riconosce ai Casalesi un significativo profilo di imprenditoria criminale, dotato di reali capacità tecnico-imprenditoriali che li mette in grado di aggiudicarsi gli appalti ed acquisire le concessioni anche in territori extraregionali non storicamente condizionati dall’endemica presenza della criminalità camorristica, quali quello emiliano. A Bologna la Dia accredita la presenza di soggetti legati a Francesco Schiavone, al secolo “Sandokan”, il capo supremo dei Casalesi. Proprio sotto la Ghirlandina il pericolo più consistente è quello dell’estorsione ai danni di piccoli imprenditori di origine campana. Un fenomeno comprovato, nei mesi scorsi, da una serie di maxi sequestri per ben sei milioni di euro. Le rendite dell’estorsione finiscono poi in “accertate società imprenditoriali” attive nel campo dell’edilizia».
Essendo questi i fatti, i casi sono due: o Roberto Saviano non è quel camorrologo che si dice essere, camorrologo con master sui Casalesi e Sandokan in particolare, e dunque ciò che dice e scrive è fuffa, fuffa solenne, fuffa impegnata e ispirata epperò sempre fuffa, o ciurla nel manico. Brutto, ciurlare nel manico, specie se ci si erge a coscienza (camorrologica) critica della nazione. Io propendo per la seconda ipotesi perché qualcosa di camorra Saviano certo sa. Ma sa anche (in caso contrario glielo avrebbe spiegato per benino Fabio Fazio) che la Lombardia è una delle tante roccaforti della Lega, mentre l’Emilia-Romagna è una roccaforte della sinistra. Di più: è il fiore all’occhiello di quella sinistra lì. Dovendo denunciare l’infiltrazione camorrista che dalla Casal di Principe del signor Sandokan si insinua come metastasi nel tessuto nazionale, il camorrologo non ciurlatore che fa? Sunteggia i rapporti della Dia e presenta ai gentili telespettatori di Raitre il quadro. Descritto a volo d’uccello. Se invece è ciurlatore, evita di far volare l’uccello sull’Emilia-Romagna, così da guadagnarsi la stima dei «sinceri democratici». Se poi è un ciurlatore col botto l’uccello lo fa volare esclusivamente sulla Lombardia. Permettendogli anche di fare una cacchetta sui lombardi. E mentre ciò fa, mentre ciurla, Fazio sorride, come un Garrone.
Paolo Granzotto