Una campagna miliardaria per la Lolita alla siciliana

Il lancio in Italia di «Melissa P.», in arrivo il 18, costerà alla Sony un milione e mezzo di euro

Michele Anselmi

da Roma

Fateci caso, se vi capita. Da qualche giorno, nei bagni dei quattordici multiplex italiani targati Warner, sono comparse scritte vermiglie, come rabbiosamente vergate con un rossetto. Recitano: «Hai visto quello che ho scritto, adesso guarda quello che sono». Oppure: «Non sono quello che pensi, sono quello che vuoi». Firmato: «Melissa P.». Trattasi dell’ultima trovata di una campagna promozionale che da oggi a venerdì 18 martellerà il pubblico, specialmente quello tra i 15 e i 30 anni, per preparare l’uscita del film tratto da 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Bestseller morbosetto da quasi due milioni di copie, che il regista Luca Guadagnino, sotto la supervisione della neo-produttrice Francesca Neri e con i denari della Sony, ha rielaborato per il cinema facendo molto arrabbiare, come forse ricorderete, la scafata autrice Melissa P. (al secolo Panarello), pronta a dissociarsi. A tutt’oggi - passerà la settimana prossima in censura - non si sa se il film, certo piuttosto hot per via delle prodezze sessuali che illustra, uscirà vietato ai minori. Alla Sony andrebbe bene un divieto ai minori di 14 anni, in modo da non penalizzare quella platea adolescenziale cui romanzo e film pure si rivolgono. Oltre non avrebbe senso, anche perché l’audace Guadagnino, via via ha raccolto i suggerimenti venuti dai suoi finanziatori, tagliuzzando lì, ammorbidendo là.
Ma non è di questo che oggi vogliamo parlarvi. Bensì della notevole operazione di marketing che la major americana, nel distribuire per la prima volta un film italiano direttamente prodotto, ha messo in piedi per creare l’evento. Innanzitutto una cifra: il lancio di Melissa P. costerà alla Sony un milione e mezzo di euro, da sommare ai quasi quattro tirati fuori per realizzare il film. Mica male, no? È quanto di solito spende Aurelio De Laurentiis per i cine-panettoni con Boldi & De Sica, il che fa capire la posta in gioco. E così prepariamoci a una cascata di trailer (due tipi, uno più sexy, l’altro più soft, solo su reti Mediaset), a una distesa di manifesti sei metri per tre, al tambureggiamento su Mtv del video con la canzone Swan, cioè cigno, composta da Elisa per i titoli di coda. E poi occhio, appunto, a quelle scritte sugli specchi, un modo semplice e furbetto per creare l’attesa partendo da una sequenza chiave del film. Laddove la sicula fanciulla incarnata dalla spagnola Maria Valverde, al culmine dell’apprendistato erotico, prima che la promiscuità si trasformi in degradazione, affida il proprio senso di onnipotenza al seguente pensierino lasciato su un vetro: «Se fossi un altro e mi incontrassi, mi innamorerei di me».
Spiega Aldo Lemme, direttore marketing della Sony: «Puntiamo molto su Melissa P., tanto da spendere come per Hitch. Per noi è un progetto pilota, apripista, nel senso che dall’esito commerciale del film dipenderà se sviluppare o no progetti legati al cinema italiano». Per questo, ancor prima di mettere mano alla sceneggiatura, i capi della Sony hanno voluto sapere, tramite test di mercato sui lettori del romanzo, divisi per fasce d’età, come sarebbe stata accolta un’eventuale trasposizione cinematografica. Risultato positivo. Gongola Lemme: «Anche chi aveva detestato il libro, trovandolo stupido, osceno o inconsistente, alla fine confessava una viva curiosità rispetto al film».
A quel punto c’era da trovare la parola d’ordine della comunicazione, riassunta nella formula: «Scopri cosa è vero». La stessa che compare in fondo al manifesto realizzato da Saatchi & Saatchi: su tinta arancione, il volto di giovane donna, tagliato all’altezza degli occhi, le labbra tumide e le mani intrecciate. Una specie di Lolita pronta a tutto. «Abbiamo giocato sull’ambiguità, puntando sulla bellezza dell’attrice protagonista, la quale, essendo sconosciuta in Italia, va “scoperta” insieme a quella del personaggio».
Funzionerà? Vedremo. Anche se non lo dicono, alla Sony puntano su un incasso da cinque milioni di euro, confidando per un 60-65 per cento sul pubblico femminile (le dinamiche figlia-mamma-nonna sarebbero importanti), senza per questo disdegnare quello maschile, probabilmente richiamato dal versante sporcaccione. Per quanto, mettendo le mani avanti, il supercinefilo regista abbia dichiarato: «Il romanzo ha tratti pornografici. Il film sarà meno esplicito. Mi interessa il principio della trasformazione che passa attraverso l'esperienza sessuale. Niente organi genitali sbattuti in faccia allo spettatore». Chissà se la Neri, già disinibita Lulù per Bigas Luna, sa che Guadagnino debuttò filmando una malinconica fellatio in tempo reale.