La campagna di Prodi: copiare Berlusconi

Il leader dell’Unione ignora il consiglio della Margherita: «Con il premier dieci, cento, mille confronti...». Poi canta «Roma capoccia» per ricucire lo strappo con Veltroni

Laura Cesaretti

da Roma

Di faccia a faccia con Berlusconi, Romano Prodi è pronto a farne non uno ma «dieci, cento, mille!».
E così, con una battuta in risposta a Fiorello, sulle onde di «Viva Radio Due», il Professore replica a quegli alleati che criticano la sua campagna un po’ sottotono e la sua assenza dai grandi ring televisivi dove Rutelli, Fassino, D’Alema sono stati finora protagonisti. E liquida anche il «consiglio» un po’ acidulo che ieri mattina gli aveva dato il quotidiano della Margherita Europa, suggerendogli di evitare incontri ravvicinati in tv con il premier: «Se è vero che siamo davanti nei sondaggi (è vero), è vero che Berlusconi si comporta da teppista (è vero) ed è vero che il faccia-a-faccia, oggi, domani o fra due mesi, potrebbe dargli l’occasione di annegare nel fango se stesso ma anche Prodi, ebbene forse potremmo annunciare che contrariamente alle previsioni no, Romano Prodi il confronto in tv con quel bugiardo matricolato non lo fa».
Invece il candidato premier dell’Unione giura di voler incrociare le armi col suo antagonista, quando sarà il momento. E anzi lo sfida. Nel frattempo, si scalda i muscoli ripercorrendo le orme mediatiche del premier: e così, se Berlusconi si era esibito da Fiorello in una spiazzante imitazione di se stesso e cantando una samba, Prodi ieri ha recitato nientemeno che Antonello Venditti, «Roma Capoccia». Recitato e non cantato perché, ha spiegato, «se canto io è la volta buona che perdiamo le elezioni», ma il Professore ha dato comunque un saggio delle sue doti di performer. E, con l’occasione, ha anche ricucito lo strappo con Walter Veltroni, porgendo un ramoscello d’ulivo al sindaco della Capitale dove (aveva detto) «non vivrei manco morto». «Ve la declamo, ma non tutta - ha annunciato via radio - solo quella parte che fa “vedo la maestà del Colosseo, vedo la santità del cupolone, e so’ più vivo e so’ più bono...”». E se a Veltroni non bastasse ancora, Prodi incalza: «E poi ricordo quella frase che è un proclama politico, “Roma Capoccia del monno infame”, che vuol dire che intorno è tutto cattivo ma c’è questa Roma bella, grande, buona, con tutte le cupole, una cosa grandiosa!». Troppo perché Veltroni non si commuova e non conceda il suo perdono: «A Romano questa città piace. Abbiamo passeggiato tante volte per Roma e posso confermarlo», rivela Veltroni. E si dice certo che, una volta premier, Prodi «sarà assolutamente dalla parte di un’idea di grande Capitale».
Operazione-Roma a parte, il Professore, in versione battutista, ha preso in giro gli avversari: «La campagna elettorale? Per noi va benissimo, per gli altri, visto come stanno andando le cose in Russia, direi che sono alla canna del gas». E poi ha lanciato la sua promessa elettorale: «Durare 5 anni, e ricominciare a fare di questo Paese una roba più allegra, in cui la gente possa vivere in pace, serena e tranquilla. E poi per seconda cosa prometto di non andare tutti i giorni in tv».
In attesa delle prossime uscite televisive, Prodi ha da sbrogliare l’intricata matassa delle candidature. Alla porta del Listone bussano in molti: Repubblicani, Psdi, Di Pietro e Mastella, tutti in attesa di seggi sicuri che andranno ricavati da quella quota di 15 posti assicurata da ds e Margherita al Professore. Ma le richieste sono superiori all’offerta, e far tornare i conti non sarà semplice.