La campana stonata che la Rai infligge agli italiani all’estero

Caro direttore,
siamo due chirurghi italiani che da tre anni lavorano presso l’ospedale missionario di Mbweni, in Tanzania. Lavoriamo tutto il giorno e la sera, stremati, abbiamo come unico svago, sia per ragioni di sicurezza sia per mancanza di altre opportunità, la televisione. Ci rilassa, ci fa sentire vicino a casa. Con la parabola vediamo Rainternational, che oggi si chiama Raitalia, l’unica tv in lingua italiana. Però... Però le serate sono piene di programmi raccolti da Raidue e Raitre in modo diremmo scientifico. Le serate e le giornate, perché i programmi vengono ripetuti anche di giorno. La scelta va da «Annozero» a «Parla con me», da «Ballarò» a «Che tempo che fa». Adesso si è aggiunto «Reporter» di Milena Gabanelli. Film? Pochi e vecchi. Ci sono sere in cui infilano uno dietro l’altro «Annozero» e «Parla con me». E noi non abbiamo altra scelta... A proposito di «Parla con me»: con l’ospite Corrado Augias si è parlato di religione, ma in modo scandaloso, offensivo per la dignità dei giornalisti del servizio pubblico, per noi che viviamo la nostra vita di fede e per chi vive con difficoltà una ricerca interiore. Tutti i programmi citati sono di una sola fede politica. Questo non è pluralismo, Raitalia è l’unica trasmissione in lingua italiana che si riceve all’estero. Noi pensiamo che questo tipo di televisione faccia male all’immagine del nostro Paese. Non vi è mai un atto di bontà, solo denuncia. E la gente crede che in Italia sia tutto un bordello e una ruberia.
Mbweni hospital Dar es Salaam Tanzania

È capitato anche l’altra sera. A un certo punto della serata, quando ho l’occasione di parlare in giro per l’Italia (e in questo periodo succede piuttosto spesso), si alza uno che mi chiede di Santoro. «Perché non viene sospeso? Perché dobbiamo pagarlo con i soldi del canone?». E io continuo a ripetere quello che qui scriviamo da tempo: il programma di Santoro non va chiuso per due motivi. Il primo è che le sue trasmissioni sono ormai così sgangherate che finiscono soltanto per danneggiare il centrosinistra (che lui crede di difendere). Il secondo è che il problema non è chiudere gli spazi dell’informazione. Il problema è moltiplicarli. Il problema non è silenziare una voce: ma farne sentire tante. Il più possibile. Non come succede a voi, generosi medici che lavorate in Tanzania, costretti ad ascoltare solo una campana, e per di più piuttosto stonata. Non so se vi può consolare, ma non è che se foste in Italia avreste grandi possibilità in più. Raiinternational (o come si chiama ora) è, diciamo così, un distillato di faziosità televisiva, un concentrato di sinistrume allo stato puro. Ma quello che mette in evidenza è un vizio che attraversa tutta la tv italiana, oserei dire: tutto il giornalismo italiano, e che è un po’ difficile combattere anche avendo a disposizione più canali. Se togliete il «Porta a Porta», gli spazi del Tg2 e poco altro, infatti, che ci resta? Da Uno mattina al Pomeriggio di Sposini, passando per i piagnistei postprandiali delle varie Senette, è un dilagare di trasmissioni che, come dite voi, non fanno il bene dell’Italia e nemmeno degli italiani. Con la beffa di sentire pure dire che nel nostro Paese il centrodestra occupa i mezzi d’informazione. E che c’è il regime. Senza nemmeno accorgersi del paradosso che esiste nel denunciare il regime parlando in prima serata Rai...