Campanaro addio, oggi il din-don è registrato

Un congegno meccanico per quasi tutte le 1500 campane della capitale (Cupolone compreso)

Addio campanari. Se non ve ne siete ancora accorti, oggi (salvo qualche eccezione), le oltre 1500 campane delle 335 parrocchie e 250 rettorie capitoline - a cominciare dal Cupolone - sono azionate da motori elettrici. Congegni elettronici che diffondono un suono registrato, installati a partire dal 2003. Ma oggi a Roma si costruiscono anche chiese senza campanile e senza campane, dove il suono è riprodotto da un nastro.
Il problema è che in città sono scomparse persino le fonderie, che alla fine degli anni Novanta erano solo una decina in tutt’Italia. Ma già, a metà degli anni Ottanta, c’era chi lamentava la scomparsa delle campane dalla Capitale, come scriveva Antonello Trombadori in una rima: A Roma nun se fanno più campane, e la ditta Lucenti in Borgo Pio, cor vecchio tornio e quer che ciarimane, al lavoro ha detto quasi addio. Dalla fine degli anni Novanta la Ditta Lucenti, l’ultima rimasta, chiuse i battenti. La Pontificia Fonderia Lucenti, fondata nel vicolo del Farinone, presso il Passetto di Borgo Pio, da Camillo Lucenti, nel 1550, data incisa nella campana del convento dei Padri Cappuccini, in via Veneto, forgiò con Ambrogio Lucenti, nel 1627 la campana della predica, popolarmente chiamata la «Chiaccherina», rottasi nel 1891, rifatta in solo venti giorni nel 1893, con otto quintali e 50 chili di bronzo, e benedetta dal cardinale Bicci-Parracciani, arciprete della basilica vaticana. La stessa ditta costruì la campana di Dante, donata dai comuni italiani alla città di Ravenna, nel 1921, a 600 anni dalla morte del poeta.
L’ultima campana fu fusa dalla Lucenti nel 1993, e già da anni, Francesco Lucenti, figlio di Camillo, riparava gli impianti elettrici dei campanili, che ormai avevano sostituito in tutto i sacrestani. Nella storia dei fonditori di campane c’è anche un episodio tragico: Luigi Valadier, argentario e fonditore di metalli, padre del più famoso architetto Giuseppe, fu incaricato, nel 1773, di rifondere una delle campane della basilica vaticana, ma per le polemiche e le dicerie che circolarono a Roma, sulla sua presunta incapacità di realizzare l’opera, si suicidò, gettandosi nel Tevere.
Oggi le fonderie che riforniscono Roma sono quella di Marinelli ad Agnone, in provincia di Isernia, e due in Sicilia, e le campane sono quasi tutte elettriche. Ci sono eccezioni come la chiesa di San Giuseppe da Copertino, in via dei Genieri, alla Cecchignola o la chiesa di San Ottavio e Compagni Martiri, in via Casal Del Marmo, dove i fedeli, a turno, tirano le lunghe corde che fanno sbattere il martello e rintoccare le campane o la parrocchia Nostra Signora della Trasfigurazione, in via Jenner, a Monteverde, dove è lo stesso parroco, o qualche fedele che, al momento opportuno, si trova in sacrestia, a tirare le corde delle tre campane.