Le campane dell’Italia che produce

Che dire? Per un governo che ha sempre detto di puntare molto sulla ripresa dell'economia (trasformare la ripresa in crescita, come predica Tommaso Padoa-Schioppa), perdere il Nord è, come ha detto qualche esponente della sinistra milanese in un momento di lucidità, come uno tsunami. Ma - ci chiediamo - con chi la vuole fare la ripresa il professor Prodi & c., se il Nord non crede più in lui. Sono già varie volte che l'elettorato lombardo suona campanelli di allarme. Dai dai, suona suona, diventerà un campanone che suonerà a morto. Politicamente, s'intende. A chi crea ricchezza queste politiche, economica e fiscale, non piacciono. Tutto qua. Ma, si sa, soprattutto a Prodi e Visco, l'economia reale non interessa. Interessa solo l'idea strampalata di economia che loro hanno in testa e che vorrebbero vedere realizzata in barba al Paese e al Pil. Monza, Rho, Melegnano, Pieve Emanuele, Buccinasco. A Sesto San Giovanni (avete letto bene) il sindaco uscente, Giorgio Oldrini viene confermato ma perde 10 punti rispetto alle elezioni di cinque anni fa. Si dice che la colpa sia della scarsa affluenza alle urne: questa volta della sinistra e soprattutto di quella radicale. Non c'è nulla di cui meravigliarsi. Alla sinistra radicale i disastri di Prodi non bastano, sono pochi. Ne vorrebbero altri. Vorrebbero un po' più di antiamericanismo (quello di D'Alema non basta), vorrebbero un po' più di cultura anti-mercato, vorrebbero vedere scomparire quelle tracce di liberismo che ci sono in Italia. E questi sono problemi di Prodi. Ma alla stragrande maggioranza dei cittadini lombardi, e del Nord in generale (basti pensare a Verona) basta Prodi. Tra loro e il professore non ci corre buon sangue. Per fortuna questi cittadini continueranno a produrre ricchezza e questo - in parte - ci salverà dal caos prodiano.