Le campane suonano ancora a festa

Din, don. Din, don, dan. Le campane della «parrocchietta» continuano a suonare a festa per la sua «squadretta». Lo so, danno fastidio ai delicati timpani di chi ama sentire solo la melodia della sua voce e crede che la telecamera sia lo specchio delle sue brame, ma non c’è niente da fare. Qualcuno se ne dovrà fare una ragione, prima di scendere in pista per il gran "premium" dovrà sempre dare un’occhiata a cosa ha fatto il Genoa, la «squadra da parrocchietta» che purtroppo si ostina a non lasciar giocare alle cinque sorelle il loro campionato riservato. E si permette persino di non fare scenate in sala stampa dopo l'ennesimo furto subito in campo, ma preferisce il basso profilo per andarsi a riprendere il maltolto la domenica dopo a Napoli. Che schifo! Davvero roba da sorellastra, da sguattera, che addirittura ha la presunzione di non dare lezioni solo sul campo, ma anche fuori. Noi, ovviamente, prendiamo il salvadanaio e ci buttiamo dentro quest’altro gioiellino che, al termine di una serenata in fronte a Marekiaro, ci ha messo al dito il nostro Principe di riserva, quello che veniva trattato come un ranocchio con le scarpette di cristallo. Quello con l'accento sulla «c» finale. Che non se la tira da Ibra, ma parla la stessa lingua di Thiago Motta, il dialetto dei fenomeni. Grazie a Jankovic con l’accento sulla «c», 44 punti col resto di due (quelli di domenica scorsa) ci sono già. A noi le favole piacciono così, in parrocchietta il lieto fine piace sempre.