Prima campanella ai liceo Tasso tra timori e nostalgia

L’estate è ancora qui, ma non per gli studenti del liceo Tasso di Roma. Che ieri, con una settimana di anticipo rispetto ai loro colleghi degli altri istituti capitolini, sono tornati sui banchi. Conseguenze dell’autonomia scolastica, che permette agli istituti di modificare in parte il calendario regionale: e al liceo di via Sicilia - da ieri diretto da Maria Letizia Terrinoni, che ha preso il posto del vecchio preside Achille Acciavatti - tradizione vuole che le aule siano chiuse una settimana a febbraio (nel 2009 sarà dal 14 al 21) per consentire a chi voglia di fare la settimana bianca in tranquillità. Ma febbraio è lontano, e ieri pochi dei 1200 studenti erano disposti a sorridere per il rientro in classe anticipato, soprattutto vista la splendida giornata più adatta alla spiaggia che ai banchi. «Fa troppo caldo si lamenta Silvia, studentessa del I liceo - e poi la settimana di vacanza a febbraio ci fa perdere il ritmo e non ci permette di riposarci, perché i professori ci assegnano sempre troppi compiti». Soddisfatta invece la professoressa Bartolomeo, docente di inglese: «I miei studenti erano sereni e riposati, anche se un po’ impressionati per le temperature così alte - ha detto all’uscita -. Però l’idea della settimana di vacanza a febbraio fa dimenticare il disagio di essere stati i primi a dover sedere tra i banchi di scuola». Fuori dal Tasso si parla anche del provvedimento del ministro Gelmini che prevede il ripristino del voto in condotta. «Nelle intenzioni si tratta di un buon provvedimento», dice Marco Propana, docente di italiano e latino. «No, il ministro sta facendo troppo tutto insieme, così non ci dà il tempo di digerire i cambiamenti», protesta Federica, alunna di II liceo.
Con la campanella suonata in via Sicilia comunque l’anno scolastico ha preso il via. «E in tante scuole ci sono ancora problemi con l’organico non al completo - spiega il segretario generale di categoria Flc-Cgil per Roma e Lazio, Domenico Rossi -. Non tutte le nomine sono state completate, anche se il grosso è stato fatto». Secondo Rossi per iniziare l’anno a pieno regime mancano ancora circa 5-600 nomine, comprese quelle per i docenti di sostegno che vengono fatte dai presidi. «Ma si tratta della classica situazione di inizio anno - dice ancora il segretario - che si spera di risolvere al massimo entro la fine del mese». A risentire maggiormente del problema supplenze sono le scuole di periferia «per cui le richieste sono poche o nulle - conclude Rossi - mentre negli istituti del centro si riesce a coprirle prima perché sono in tanti a fare domanda per andarci».