La Campania ci prova: norma contro i ribaltoni

Passa all’unanimità la cancellazione dei benefit ai voltagabbana. Fallisce il blitz di Udeur e Udc per aumentare i consiglieri

da Napoli

Finita nel mirino per immoralità, ora la Campania cerca la riscossa. E in consiglio regionale approva, all’unanimità, una norma «anti voltagabbana», che punisce i politici che cambiano casacca. L’intera assemblea presieduta da Sandra Lonardo Mastella ha detto sì alla norma, proposta dal consigliere di Forza Italia Fulvio Martusciello, che nel nuovo Statuto (in discussione da 8 anni), dovrebbe scoraggiare trasformismo e ribaltoni.
In sostanza, il consigliere che decidesse di cambiare «squadra» dovrà rinunciare a tutti i benefit previsti per ogni eletto. Il transfuga, quindi, non porterà ai neo compagni di viaggio alcuna dote, tra contributi economici (mille euro) e personale distaccato, ma solo il suo voto e le sue idee. Nella speranza che le «privazioni» scongiurino eventuali cambi di partito, anche in presenza di poltrone o incarichi.
L’approvazione della «norma modello», come è stata subito ribattezzata, ha fatto esultare l’azzurro Cosimo Sibilia, ex capogruppo di Forza Italia: «È una norma che moralizza il consiglio regionale della Campania e che, ritengo, dovrebbe essere adottata anche dalle altre regioni italiane».
La concordia sulla norma che scoraggia i trasformismi non inganni però sul grave momento che sta vivendo la regione più tormentata d’Italia. Bassolino attende il verdetto più importante della sua vita: il 29 febbraio saprà, infatti, se sarà rinviato a giudizio per l’affaire munnezza. Non va meglio in consiglio regionale, flagellato fin dalla sua nascita dalle indagini e dagli arresti di consiglieri e funzionari.
E, mentre consiglieri e assessori stanno tentando il grande «salto» verso il Parlamento nazionale, Udc e Udeur hanno provato, inutilmente, di far lievitare il numero dei consiglieri regionali, portandolo dagli attuali 60 a 70. Il blitz non è riuscito: 60 erano e 60 resteranno gli eletti in Campania. Centrosinistra e centrodestra (a parte, ovviamente, i due rametti Udc e Udeur), hanno votato compatti per il no, motivandolo con la necessità di ridurre i costi della politica. Il problema dei costi sarebbe invece superato per Angelo Brancaccio, ex Ds passato all’Udeur: «Voglio sottolineare che questa scelta di aumentare a 70 il numero dei consiglieri, se accompagnata da altri provvedimenti di taglio della spesa, non comporterà alcun aggravio dei costi».
Centrosinistra e centrodestra, stretti nell’abbraccio con la sinistra radicale, che aveva chiesto e poi ottenuto con il voto alla unanimità, di poter abbassare la soglia numerica minima, per la costituzione dei gruppi consiliari: ne saranno sufficienti appena due «purché eletti nella medesima lista elettorale e rappresentati al Parlamento nazionale o europeo», come proposto dal rifondatore comunista, Gerardo Rosania.
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