Campania, coi «tagli» della giunta la spesa sale

La Regione vara un piano per ridurre i Cda delle società miste controllate. Ma alla fine i costi sono cresciuti

da Roma

Camorra in grande spolvero, microcriminalità in ascesa, immondizia alle stelle: negli ultimi tempi Napoli ha qualche problema a mantenere credibile il pur fortunato slogan del rinascimento partenopeo. La città sotto il Vesuvio, se pure è mai risorta, ora certo non si sente troppo bene. E il suo tycoon Antonio Bassolino, sindaco plebiscitario e poi plebiscitario governatore regionale proprio sfruttando l'onda lunga di un new deal ormai dimenticato, tra un allarme e l'altro ormai perde colpi nel borsino degli amministratori progressisti.
Moralizzazione. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare, e così ecco arrivare a sorpresa una ventata di moralizzazione, con la Regione che risparmia sui costi della macchina amministrativa. Bella mossa, nobile idea: se i soldi scarseggiano nelle tasche dei cittadini, tocca alle istituzioni dare il buon esempio. Con rapidità e concretezza, e in linea con le direttive del governo amico, ovviamente. Prima la Giunta Bassolino propone l'autoriduzione degli stipendi a se stessa e al consiglio regionale: meno 10 per cento in busta paga. Poi prepara una bella sfoltita alla pletora di società miste battezzate dall'amministrazione negli ultimi anni (una trentina, ma un terzo sono in liquidazione), con accorpamenti mirati, naturalmente, a contenerne il costo per le pubbliche casse. Iniziative meritorie, ma i principi di sana amministrazione, talvolta, mostrano qualche debolezza nell'applicazione. E qualche paradosso davvero curioso. I Cda delle 21 società miste pesano non poco sul bilancio della Regione, che solo per i compensi a consiglieri di amministrazione e presidenti spende più di un milione di euro l'anno, esclusi gettoni di presenza e rimborsi spese. Ma in queste aziende partecipate le riduzioni dei Cda restano virtuali, e le poltrone non cadono. Con una sola eccezione, la Sauie, una società interamente controllata dalla Regione Campania, con 38 dipendenti e un cda di sette componenti. Il presidente intascava 20mila euro l'anno, i suoi consiglieri 13mila a testa.
Cda «a dieta». Qui la forbice razionalizzatrice colpisce con durezza, e restano solo in tre a guidare la società. Un presidente, che è anche segretario particolare di un'assessore bassoliniano (e che viene retribuito con 60mila euro per 12 mesi) e due consiglieri appena, pagati 20mila euro l'anno. Già così c'è qualcosa che non quadra: alla "dieta" del Cda non corrisponde un calo di spesa, che anzi aumenta di 2mila euro. Se poi aggiungiamo che i tre nuovi membri del consiglio di amministrazione, oltre a decidere di volersi avvalere di consulenti esterni per alcune delle attività (con un costo passato da 3.500 euro nella vecchia gestione a circa 60mila euro nell'attuale), hanno anche nominato un direttore generale che prima non era previsto (con rispettabile stipendio di circa 90mila euro annui), il costo lievita ancora e la ratio della rivoluzione vacilla. E va bene che la Sauie gestisce il patrimonio di una società pro-ciechi, ma la maggioranza dei napoletani vede abbastanza da distinguere un risparmio da un aggravio di spesa. Forse è per questo che, a fine giugno, l'assemblea dei soci dell'azienda ha deciso di dimezzare le retribuzioni dei tre membri del Cda per il prossimo anno: complessivamente si spenderà comunque più di prima, ma così è la vita.
Fondi europei. Non va meglio nemmeno per quanto riguarda la gestione dei fondi europei Por. A dicembre lasceranno i lidi campani ben 300 milioni di euro del periodo 2000/2006 mai utilizzati, e la cifra - già consistente - potrebbe crescere ancora: altre centinaia di milioni di euro hanno infatti finanziato bandi di concorso destinati a piccole e medie imprese che difficilmente potranno rispettare i tempi dettati dall'Unione europea. Troppi ritardi nei bandi, troppo complicate le procedure di partecipazione. E, per dirla con il capogruppo del nuovo Psi in consiglio regionale campano, Massimo Grimaldi, la morale è che «il problema di una scarsissima qualità della spesa dei fondi comunitari sarà aggravato da un parallelo problema di quantità della spesa». Grimaldi ha denunciato in due interrogazioni sia la vaporizzazione dei fondi europei che la questione dei «risparmi» della Sauie. «Alla faccia dei tagli di spesa. Da un lato le risorse Por non hanno finanziato investimenti di rilievo tra 2000 e 2006, e solo grazie alle concessionarie che lavorano alla Metropolitana l'amministrazione Bassolino ha potuto “investire” i soldi europei rendicontando sul Por un certo numero di ricchi progetti. Ma un escamotage del genere non è certo il segno di una gestione oculata dei fondi». Quanto alla Sauie, l'esponente socialista ricorda come sia «surreale che nell'unico caso in cui è stato invitato il cda a rassegnare le dimissioni per finalità di risparmio ci si ritrova con una controllata dai vertici più magri, ma anche decisamente più pesanti per le finanze regionali». Insomma, il Rinascimento napoletano è sempre più lontano.