Campania, la Corte dei conti stronca la gestione Bassolino

I magistrati contabili: «Segnali preoccupanti nel bilancio regionale. Spese eccessive per il personale»

Emanuela Fontana

da Roma

Un bilancio generale da cui emergono «segnali preoccupanti», una spesa sanitaria che presenta «situazioni di disavanzo reiterate e sempre più allarmanti», un utilizzo dei fondi europei con «taluni punti critici» nel controllo sulle frodi. La relazione della Corte dei conti sulla Regione Campania riferita al 2004 e resa nota ieri dai giudici contabili evidenzia una gestione molto difficile dei conti pubblici, un’economia che presenta una «continua espansione delle spese per il personale» e un «immobilismo» nell’amministrazione delle discariche. Sono solo due delle bocciature senza appello per la Campania di Antonio Bassolino, messa sotto la lente d’ingrandimento dalla sezione regionale di controllo nella relazione su «i risultati della gestione finanziaria della regione Campania-esercizio 2004».
Alla regione si dà atto dell’«osservanza dei limiti quantitativi all’indebitamento regionale nonché del rispetto dei vincoli stabiliti dal Patto di stabilità interno».
Ma i dati di consuntivo presentano buchi neri su vari fronti: «la persistenza di un disavanzo effettivo di amministrazione - scrive la Corte dei Conti a proposito dei punti di debolezza - la costante diminuzione patrimoniale, la crescita della massa dei residui attivi, il modesto margine di realizzazione delle spese d’investimento». I giudici contabili criticano anche una cattiva e dispendiosa gestione dei dipendenti: oltre all’«esorbitante peso delle economie vincolate», si sottolinea «la continua espansione delle spese per il personale, dove una inadeguata determinazione del fabbisogno». Le cause di questa anomala lievitazione sono una «generale sottostima degli effetti conseguenti ai numerosi passaggi di ruolo e ai rinnovi di contrattazione integrativa». La conclusione è che si determinano «ritmi di spesa ben superiori alle stime di bilancio».
La Campania, secondo la relazione della Corte dei conti, non riesce ad amministrarsi in modo corretto nemmeno per quanto riguarda le entrate fiscali: il documento parla di «una ridotta capacità di realizzazione delle entrate proprie, specie per le entrate derivanti dal rilascio delle concessioni statali e regionali». Ma anche, dalle entrate derivanti «dal deposito in discarica dei rifiuti solidi (i cui settori soffrono di un prolungato immobilismo)». Gli aspetti positivi sono una maggiore aderenza alle previsioni di bilancio, più dinamismo nella spesa, una ristrutturazione del debito che ha ridotto gli oneri di ammortamento.
Ma il punto dolente della gestione regionale è la sanità. Nel triennio 2002-2004 si è creato «un disavanzo di circa due milioni di euro, a cui si aggiunge un debito sanitario che ha raggiunto i 2.200 milioni di euro di mutui». Le Asl hanno inoltre «debiti pregressi per circa 5 miliardi di euro». La Regione deve ricevere il saldo di finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per il triennio. Questo non basta, però, a far tornare positivi i bilanci della sanità regionale.
Scrive la Corte dei conti a questo proposito: «La forte impennata della spesa corrente nel 2004, decisamente grave e preoccupante, anche perché accompagnata, per il 2005, da un disavanzo di analoghe proporzioni, dimostra quanto i livelli di spesa siano difficilmente arginabili con gli attuali metodi di controllo».
Vi è poi la «contraddizione» tra la diminuzione «della spesa media pro-capite nell’assistenza specialistica ambulatoriale» e «l’aumento delle prestazioni». «Criticità» su controllo della spesa vengono indicate anche per l’ospedale Cardarelli di Napoli.
Infine i fondi comunitari: il controllo sulla realizzazione dei programmi finanziati dalla Ue per il periodo 2000-2006 evidenza «taluni punti critici» e c’è poca comunicazione, nella segnalazione delle inadempienze, con l’Olaf, l’organo europeo per la lotta alle frodi.