Campania, quel test che può cambiare tutto

Solo 15mila voti dividono l’Unione dalla Cdl. In gioco la maggioranza a Palazzo Madama

Marianna Bartoccelli

da Roma

È diventata la regione più significativa. Non a caso la Campania è stata inserita tra le sette da monitorare per verificare se ci sono stati brogli elettori, se le schede bianche sono realmente quelle ufficiali, se, insomma, il risultato finale rimarrà quello che è oggi. La vittoria dell’Unione infatti nella regione più rossa del Sud, da un decennio retta da «’o governatore» Bassolino, è stata al Senato per 15mila voti circa. Sufficienti a fare scattare il premio di maggioranza regionale. Per cui con il 49,594% sono toccati all’Unione 17 senatori a fronte del 49,075% della Cdl che ha ottenuto 13 seggi. A livello di numeri la differenza appare ancora meno significatica: 1.491.875 voti alle liste di Berlusconi e 1.507.646 alle liste Prodi. La giunta delle elezioni si troverà a dover verificare l’esattezza dei 15.771 voti di differenza, ma la sua attenzione sarà soprattutto sulle 50.145 schede bianche. La percentuale nel 2006 è stata infatti ben più bassa di quella del 2001, quando le schede bianche furono l’8% (294.291), mentre nel 2006 hanno rappresentato l’1,4%. «Ma il vero controllo - spiega Vincenzo Nespoli, componente napoletano di An della Giunta delle elezioni alla Camera - verrà fatto sulle schede valide. A campione certo, ma è li che possono risultare conteggi sbagliati. E bisognerà verificare il dato così alto di differenza a Napoli, dove l’Unione ha registrato un 15% in più, mentre nel resto della Regione la percentuale era sotto l’uno».
Insomma quello campano sarà il controllo più seguito. Con lo stesso batticuore forse della famosa notte, quando ci fu «un risultato da thrilling», come ricorda Mario Landolfi, il coordinatore campano di An, l’atmosfera di quella notte d’aprile. «Il sospetto di irregolarità è stato molto forte - ricorda -, a un primo conteggio il centrodestra era in vantaggio, ma poi i voti di una lista del Salernitano che non erano stati inseriti, ribaltarono il responso, consegnando la vittoria al centrosinistra». La differenza così bassa dei voti in totale dà ragione a quanti vedono nella regione campana un test capace di capovolgere ogni cosa a livello nazionale. Se i risultati infatti dovessero dare alla Cdl anche un solo voto in più sarebbero ben 4 i senatori che l’Unione perderebbe. E anche ammesso che nel resto delle regioni tutto dovesse rimanere così com’è, i voti napoletani sarebbero determinanti a cambiare il quadro politico.
Anche il controllo alla Camera potrebbe sconvolgere la situazione: il sistema elettorale su base circoscrizionale ha determinato la vittoria dell’Unione, malgrado il totale dei voti fosse più basso. Le liste di Berlusconi hanno ottenuto 841.544 voti (50,356%), quelle di Prodi 823.503, che significa il 49,276%. Ma a sinistra si dicono tranquilli, anzi per Nello Formisano, il coordinatore campano dell’Italia dei Valori, «dalla verifica risulteranno più consensi per la maggioranza di governo». Ma sul controllo cominciano le prime baruffe tra opposizione e maggioranza. La Cdl infatti chiede che siano fatti controlli approfonditi e non a campione almeno nelle quattro regioni in cui il margine è stretto fra cui la Campania, oltre il Piemonte, il Lazio e la Puglia. «Nelle ultime tre abbiamo vinto noi, dunque non abbiamo alcuna parzialità» spiega il senatore Lucio Malan di Fi che sottolinea come «nessuno sia ancora riuscito a spiegare come mai al Senato, dove ci sono 4 milioni e mezzo di votanti in meno, ci sono 38mila schede bianche in più rispetto alla Camera. Non si può escludere, se non si controlla, che schede valide siano finite fra quelle bianche».