Campania, in Regione pulizie in odore di camorra

Landolfi: un sistema diffuso di illegalità inquietante

Pierangelo Maurizio

da Napoli

Al Consiglio regionale della Campania l'appalto delle pulizie lo hanno affidato a una società per la quale la Prefettura di Napoli ha emesso la cosiddetta «informativa interdittiva antimafia». Tradotto dal linguaggio tecnico vuol dire che quella società non ha più il certificato antimafia - requisito fondamentale per lavorare con la pubblica amministrazione - perché secondo gli esperti della Prefettura è infiltrata o condizionata dalla malavita organizzata, cioè dalla camorra. Come la legge prevede, la Prefettura lo ha comunicato alle «stazioni pubbliche appaltanti», cioè agli enti pubblici che hanno i contratti con la ditta in questione. Ma tutti hanno fatto spallucce.
Già, perché la società che fa le pulizie al Consiglio regionale ed è in odor di camorra riscuote anche la fiducia della Asl Napoli 2 (quella coinvolta nel luglio scorso nello scandalo delle telefonate fatte dall'onorevole Pino Petrella, coordinatore ds della Sanità in Campania, per sponsorizzare un direttore sanitario), del Comune di Afragola e del Comune di Frattamaggiore dove ha ottenuto altri profumati appalti.
Parla senza mezzi termini di «inclinazione a delinquere da parte del Consiglio regionale della Campania» l'onorevole Michele Taglialatela di An, membro della Commissione antimafia che ieri ha tenuto una durissima conferenza stampa a Montecitorio insieme al ministro alle Comunicazioni Mario Landolfi, che è anche coordinatore di An in Campania, al senatore Franco Pontone e ad alcuni consiglieri regionali campani. Qualche tempo fa una nuova gara per le pulizie al Consiglio regionale è stata avviata, ma è bloccata. Per non lasciare adito ai dubbi Michele Taglialatela precisa: «Non solo si garantisce un illecito guadagno alla società che secondo la Prefettura è infiltrata dalla camorra, e che ha partecipato anche alla nuova gara, ma si sta cercando di prendere tempo nella speranza che vengano meno i motivi per cui è decaduto il certificato antimafia».
Ai due Comuni e alla Asl Napoli 2, tutti sotto la gestione del centrosinistra, la Prefettura ha trasmesso l'«interdittiva antimafia» relativa alla ditta delle pulizie l'11 novembre 2004. Non è invece stata spedita al Consiglio regionale per un motivo molto semplice, dal sapore vagamente surreale. La Regione non avrebbe mai chiesto alla Prefettura la certificazione antimafia per dare l'appalto, ragione per la quale, burocraticamente, non è stato possibile notificare la revoca del certificato.
«Solleviamo una questione morale in Campania, una denuncia fatta non solo da An ma anche da alcuni esponenti dei Ds» dice il ministro Mario Landolfi: «È una situazione inquietante, preoccupante. Denota un sistema improntato alla illegalità diffusa, che riguarda soprattutto il centrosinistra a Napoli e nella regione». La risposta dell’Unione è affidata a Giuseppe Gambale della Margherita, parla di «fango gratuito sulle istituzioni».
Ma gli esempi sciorinati in conferenza stampa da Landolfi e Taglialatela inducono a qualche riflessione. A parte la società delle pulizie preferita dal Consiglio regionale, la vicenda più scottante è quella della Asl Napoli 4 sulla quale pende il rischio di un provvedimento di scioglimento da parte del ministero dell'Interno per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia, e il cui direttore generale si è dimesso il 29 settembre. La Commissione d'accesso inviata dalla Prefettura avrebbe accertato la «violazione sistematica» di tutte le norme antimafia: gli appalti sarebbero andati ad aziende diretta emanazione della camorra o collegate ai clan.
La società titolare dell'appalto per le pulizie alla Asl Na 4 è stata privata del certificato antimafia. Però ha appalti anche con la Asl Avellino 1 e con l'azienda ospedaliera di Caserta. Di più: la stessa società ha costituito un’«associazione d'impresa» con uno dei consorzi più importanti delle cooperative rosse con cui si è aggiudicata le pulizie della metropolitana di Napoli. «Questa società è da molti anni nel mirino della Dia, la Direzione investigativa antimafia - chiosa Michele Tagliatatela -, ed è quantomeno curioso che sia stata scelta quale partner da una delle più importanti società italiane».
A tutti gli enti pubblici che avevano in corso appalti con questa azienda la Prefettura ha inviato l'informativa interdittiva antimafia il 23 giugno 2005. A tutt'oggi, secondo quanto afferma An, nessuno ha ritenuto di bloccare i pagamenti e di revocare gli appalti come prevede il «protocollo di legalità».
Un'altra società è stata colpita dallo stesso provvedimento e la Prefettura ha inviato la solita comunicazione il 27 dicembre scorso. L'ennesima srl che tira a lucido l'Università di Napoli Federico II, le Autostrade meridionali, il Policlinico Federico II, l'Azienda ospedaliera del Cardarelli nonché la Asl Napoli 1 (quest'ultima non aveva mai chiesto il certificato antimafia).
pierangelo.maurizio@alice.it