La Campania rinasce: già licenziato Bassolino

Il Pdl vince con percentuali da record. Pesa il caos rifiuti:
assenteismo altissimo nelle zone dell’emergenza. A Savignano Irpino
vota solo il 18%

Napoli - Clacson, striscioni, caroselli. Alle nove di sera, davanti al municipio, spuntano le prime bandiere del Pdl. Non è l’assalto al Palazzo d’inverno, ma quello più modesto a Palazzo San Giacomo e alla sua inquilina Rosa Russo Iervolino, prima tappa, secondo il centrodestra, della «procedura di sfratto» nei confronti di Antonio Bassolino, il vero bersaglio grosso di questa partita. Del resto quando i militanti del Popolo della libertà scendono in piazza, i numeri sono chiari già da ore. Finirà 51% Pdl-Mpa contro il 33,9% Pd-Idv, oltre sedici punti di distacco al Senato, secondo le proiezioni.
E la voragine sale nella notte via via che arrivano i dati reali. A metà scrutinio il Pdl sfonda quota 50 per cento, contro il 34,6 del Pd. Punte record a Caserta, 56, e a Salerno, 53. Crolla, come nel resto del Paese, la Sinistra arcobaleno, tre per cento. Non sfonda l’Udc, ferma al sette, nonostante la robusta iniezione somministrata da Ciriaco De Mita: in provincia di Avellino i centristi toccano il tredici, ma a quanto pare non basta all’Uomo di Nusco per entrare a Palazzo Madama e al partito di Casini per centrare il quorum dell’otto e piazzare qualche senatore. Flop anche per la Destra, inchiodata all’1,4, e per i socialisti, uno.

Pesa ovviamente sul risultato il crac-munnezza e un senso di generale protesta nei confronti di chi ha amministrato la Campania negli ultimi anni. Un segnale è l’assenteismo. A Napoli solo 67 cittadini su cento sono andati a votare: urne disertate in particolare nei quartieri della periferia più colpiti dall’emergenza e dove i rifiuti sono stati raccolti con enorme ritardo rispetto al centro. A Pianura, teatro della rivolta dei mesi scorsi, davvero in pochi avevano voglia di andare alle urne. A Sant’Arcangelo Trimonte solo il 52 per cento si è presentato ai seggi. A Savignano Irpino, sede di una possibile discarica, gli elettori sono stati appena il diciotto, sì proprio il 18 per cento. E gli abitanti di Marigliano hanno spedito le schede al Quirinale, che poi le ha rimandate indietro.

C’è euforia nel quartier generale del centrodestra. «La gente della Campania ha messo nelle urne un avviso di licenziamento per Bassolino - dice Mario Landolfi, coordinatore di An e presidente della commissione di vigilanza sulla Rai -. Siamo molto contenti, perché i cittadini hanno raccolto in pieno il nostro appello». Ma non è solo nell’effetto Bassolino, spiega Landolfi, che va letta la vittoria del Pdl: «Le forze del centrodestra hanno finalmente ritrovato coesione. E qui da queste parti hanno soprattutto ritrovato una credibilità che in un passato anche recente forse non avevano».

Stappa spumante pure Nicola Casentino, responsabile di Forza Italia in Campania. «Un successo incredibile, un risultato eccezionale - sostiene -. La gente ha preso atto del fallimento del centrosinistra e della sua incapacità di amministrare e affrontare i tanti problemi della nostra terra».

Il Partito democratico preferisce piuttosto vedere il bicchiere mezzo pieno. «Sembrava che dovesse passare un uragano - commenta il sindaco Rosa Russo Iervolino - invece mi sembra che abbiamo retto abbastanza». E dati alla mano, in effetti il Pd dal punto di vista matematico paradossalmente qui non è andato male. Nel 2006 Ds e Margherita avevano insieme al Senato il ventisette per cento, che arrivano al trenta con la lista di Antonio Di Pietro. Ora i veltroniani sono sopra al 35. Questa la matematica. Ma politicamente lo scenario si è rovesciato. Due anni fa il centrosinistra vinse per un soffio, 49,59 a 49,07, e conquistò il bonus. Oggi il premio di maggioranza, 17 seggi, se lo prende il centrodestra.

Ma nel centrosinistra chi può davvero brindare sono i dipietristi, che sono sopra il cinque per cento. «Per noi si tratta di un risultato strepitoso - afferma Nello Formisano, leader locale dell’Italia dei Valori -. Però una cosa è certa, bisogna rapidamente girare pagina». Ma sarà difficile voltarla, questa pagina, finché rimarrà in carica il governatore, che tra l'altro è sotto processo per la storia dei rifiuti.