Campania

D’Alema e Follini cercano di far dimenticare Bassolino, Berlusconi in campo con tanti outsider

da Roma

Se il Sud fosse - come auspica Massimo D’Alema - «un Paese normale», l’emergenza-rifiuti in Campania e l’improvvisa senescenza del rinascimento bassoliniano dovrebbero determinare automaticamente l’esito della prossima tornata elettorale a Napoli e dintorni. In realtà, il Pdl dovrà tenere conto di alcune variabili «indipendenti» per vincere le consultazioni campane. Soprattutto, della tradizionale «simbiosi» tra base elettorale e classe politica.
Sin dai tempi di Achille Lauro e di Antonio Gava il voto in Campania era un fenomeno imprescindibile dalle implicazioni tangibili in termini di posti di lavoro o di scanni negli enti pubblici. Alle prossime elezioni questo meccanismo rischia di saltare, soprattutto nel centrosinistra. Ciriaco De Mita ha portato armi e bagagli nell’Udc, mentre Clemente Mastella ha rinunciato. Altri punti di riferimento «storici» non avranno visibilità in Parlamento: da Paolo Cirino Pomicino a Rosa Suppa ad Antonio Martusciello e Alfredo Vito. Se il Pdl ha scelto il turnover, il Pd un po’ c’è stato costretto.
«Gli organi di partito si stavano formando - spiega il candidato democratico al Senato, Riccardo Villari - mentre le elezioni hanno determinato un’accelerazione governata a livello centrale. In più il pudore impostoci dalla situazione dei rifiuti ci ha costretti a un dibattito in sordina sulle candidature». E così alla Camera (Campania 1 e 2) per il Pd ha prevalso l’effetto-loft: Massimo D’Alema e la giovane Pina Picierno capilista per depotenziare il ricordo di Bassolino e il «popolare» Marco Follini numero uno per il Senato. Poi, oltre al giovane anchorman cattolico, Andrea Sarubbi, una serie di nomi legati alla dialettica correntizia: dalla moglie del governatore Anna Maria Carloni all’assessore Teresa Armato fino ai prodiani Santagata e Sircana.
Il malcontento creatosi in molte province (Caserta e Avellino in particolare) lascia ben sperare il coordinatore regionale di An, Mario Landolfi. «Ci sono i presupposti per un’affermazione netta sia alla Camera che al Senato anche perché ritengo che potremo intercettare i voti Udeur», racconta. L’effetto-De Mita? «Per affermarsi al Senato l’Udc avrà bisogno di 250mila voti. Non sarà facile». Il Pdl, come detto, si è riorganizzato rimodulando la propria squadra: l’ex governatrice di Nassirya Barbara Contini capolista al Senato in compagnia del prefetto Raffaele Lauro. Alla Camera spiccano l’ex parà Gianfranco Paglia e il prefetto Maria Elena Stasi. E il capolista è Silvio Berlusconi.