Campari si rafforza negli Usa: 433 milioni per Wild Turkey

Il gruppo italiano "sfrutta" la crisi e acquista lo storico marchio di bourbon americano: è la più grossa operazione della sua storia

Il gruppo Campari batte la crisi e si espande con la più grossa operazione della sua storia: 575 milioni di dollari (433 milioni di euro) per far suo uno dei celebri bourbon americani, Wild Turkey. Lo ha acquistato dalla francese Pernod Richard, secondo gruppo mondiale degli alcolici (il primo è il britannico Diageo), che con l’acquisizione della vodka Absolut, l’anno scorso, ha fatto un po’ di indigestione, tanto da dover dismettere degli asset e proporre al mercato un aumento di capitale da un miliardo (così ieri alla Borsa di Parigi ha perso il 7%). Campari, che in classifica è sesta, fa le cose con prudenza: mentre PR ha pagato Absolut 22,8 volte il margine operativo lordo, Campari compra Wild Turkey a un multiplo di 12 volte. La Borsa ha apprezzato: prima uno strappo, con incrementi fino al 6%, poi la chiusura a più 1,89%.

L’operazione ha valore strategico ed economico. Si tratta di un prodotto in crescita, ben posizionato negli Stati Uniti, in Australia e in Giappone (è presente in 60 Paesi), e aggiungerà 100 milioni di euro di ricavi ai 942 milioni fatturati nel 2008 da Campari. Da un punto di vista del mercato, l’acquisizione permette al gruppo guidato da Bob Kunze-Concewitz di consolidarsi ulteriormente negli Stati Uniti, dove questa è la quarta operazione nell’arco di pochi anni, per un investimento complessivo che ammonta a 1,1 miliardi di dollari. Negli Usa il gruppo italiano possiede una propria rete distributiva, che sarà rafforzata dal nuovo brand; la buona presenza in Australia del «Tacchino selvaggio» indurrà il gruppo a dotarsi di una piattaforma distributiva locale che oggi non ha.

L’Italia resta sempre il primo mercato di Campari, ma il suo peso scenderà dal 41,1% al 37,4%. Interessante ricordare che per volume di vendite il primo prodotto resta ancora il bitter Campari, specie se sommato al Campari soda.

Il gruppo resiste alla crisi: Kunze-Concewitz, nel ricordare la forte liquidità (il free casjh flow del 2008 è stato di 123 milioni), ha segnalato che il gruppo non risente della crisi economica mondiale: «La produzione va avanti a normale regime» ha detto, e l’unica applicazione della cassa integrazione riguarda la chiusura di una fabbrica in Abruzzo due anni fa. «I consumi stanno andando molto bene in tutti i nostri mercati principali».

L’acquisto di Wild Tuyrkey è finanziato da linee di credito di Bank of America, Bnp Paribas, Calyon e Intesa Sanpaolo.