Campasso 2030: Marta fa Pum riciclando le idee di Biasotti

(...) E allora via con le ideone. Pum, e al Campasso nascerà una nuova superstazione dell’alta velocità per rilanciare la vallata. Pum, e la vocazione industriale ipertecnologica degli Erzelli diventerà realtà. Pum, e i corridoi per il Nord Italia e l’Europa avranno lo scalo ideale a Genova. Pum, e l’area degli ex Forni sarà collegata alla metropolitana. Per risolvere il problema della mobilità basta fare Pum, saperla sparare.
Almeno a quelli dell’Urban Lab va dato almeno atto di saper leggere e di voler leggere, di studiare e informarsi. Di non cestinare, ad esempio, un lavoro fatto e pubblicato grazie al lavoro e la collaborazione tra la Filse allora presieduta da Cesare Castelbarco Albani, Liguria Ricerche, l’Università Bocconi e la società di ingegneria ferroviaria Transystem di Milano. Un rapporto datato 15 marzo 2005 e commissionato dalla Regione Liguria dell’allora governatore Sandro Biasotti. Un lavoro complesso e dettagliato, che a pagina 171 comprende un paragrafo, il 7.3, intitolato «Prima valutazione di opportunità di una nuova stazione per l’Alta Velocità a Genova». Si parte dall’esistente. Brignole, Principe, Terralba. Poi, «il secondo scenario prevede la realizzazione di una nuova stazione nella zona Sampierdarena/Campasso, integrata sia con la linea costiera sia con le linee verso Nord (Terzo Valico, Succursale dei Giovi, Giovi storica e Ovada) quale stazione principale dei treni a lunga percorrenza diretti a ponente». All’interno dello schema che riassume tutti i collegamenti con i vari tipi di treni per tutte le direzioni, si fa riferimento alla necessaria «integrazione con tutte le linee ferroviarie regionali» facendo notare l’«assenza di interscambio con la linea metropolitana. Da valutare i collegamenti diretti con la Collina degli Erzelli (oggetto dell’intervento definito Progetto Leonardo). Integrazione più semplice con l’aeroporto e con i caselli autostradali». Poi tutti i dati, gli studi, le prospettive del traffico, divise per direzioni. Con il problema del Terzo Valico e dei collegamenti con il Nord Italia e l’Europa sempre presenti.
Insomma, il Campasso come nodo centrale della futura viabilità era un’idea di Biasotti, già trasformata in progetto da autorevoli studiosi quattro anni fa. L’idea «di Marta Vincenzi» sull’«attivazione di una nuova stazione/fermata nella Val Polcevera sia per disporre di un impianto ferroviario passeggeri a breve distanza dagli sviluppi urbani previsti sia per attuare istradamenti diretti per il Ponente Ligure» è a pagina 175. Dove si fanno notare anche le difficoltà legate alle diverse «strategie di Rfi sul nodo di Genova». Per concludere, lo studio «made in Urban Lab» ripropone i concetti di pagina 176, dove si auspicava «l’ulteriore valorizzazione dell’impianto di stazione esistente con una grande attenzione alle condizioni di accessibilità “micro” (a scala di quartiere) per esempio attraverso trasporti pubblici innovativi di tipo ettometrico. A tale proposito, si richiama infine, la possibilità di estensione della linea metropolitana Brin-De Ferrari, oltre all’estendimento già previsto a Canepari». Forse la prof ha corretto qualche parolone troppo tecnico e poco digeribile ai più. Pum, nulla si crea, tutto si ricicla.