Campi rom: dividere buoni e cattivi e poi espellere chi non è in regola

«Il Casilino 900? Non posso spostarlo, se prima non so chi c’è dentro». Quanto alle aree dove trasferire i campi abusivi, «è l’ultimo dei problemi, prima bisogna parlare di altro».
Così il prefetto Giuseppe Pecoraro, al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, tenuto ieri con il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e il presidente della Regione Piero Marrazzo. All’ordine del giorno i gravi fatti successi alla Fiera di Roma e a Guidonia, ma anche i provvedimenti da prendere per l’emergenza nomadi.
Sei gli obiettivi del documento proposto dal prefetto e approvato dal Comitato. 1) Eliminazione degli insediamenti abusivi, per espellere tutti coloro che non hanno diritto a sostare sul territorio e trasferire nei campi autorizzati gli altri. 2) Avvio della chiusura di Casilino 900 e trasferimento in altri campi solo di chi ha diritto a permanere. 3) Adozione da parte del commissario di governo (il prefetto) di un regolamento per gli insediamenti autorizzati, allo scopo di garantire sicurezza, legalità e integrazione. 4) Avvio in tutti i campi autorizzati di una ricognizione degli aventi titolo, per adeguare le strutture al nuovo regolamento. 5) Promuovere il tutoraggio dei campi autorizzati da parte di realtà della società civile in grado di garantire integrazione e formazione professionale. 6) Trasferire le famiglie più integrate nei comuni che aderiscono a progetti di inclusione sociale.
«La gente chiede sicurezza e noi gliela daremo - aggiunge il prefetto - Saranno espulsi quelli che hanno commesso reati, quelli privi di permesso di soggiorno o che ce l’hanno scaduto. Dopo il monitoraggio della Croce Rossa ce ne sarà un secondo delle forze dell’ordine. Bisogna passare alla fase due: separare i buoni dai cattivi».
«La sfida che abbiamo di fronte - afferma Alemanno - è controllare il territorio. Dobbiamo giungere rapidamente ad una situazione in cui tutte le persone che vivono a Roma abbiano un lavoro e una residenza legale». Per far questo, però, non bastano le parole. Occorrono più uomini, più stanziamenti. Alemanno, assieme a Marrazzo e Zingaretti, chiederà un incontro al governo: «Per rendere effettive le espulsioni - dice - le persone devono essere riportate nel luogo d’origine. In questo senso è anche necessario un intervento del ministero degli Esteri perché i loro Paesi se li riprendano in tempi rapidi».
«Per una politica seria di espulsioni - aggiunge Marrazzo - servono risorse, avere la certezza di voli aerei. La Regione ha già messo 30 milioni. Ma servono altri soldi dal governo». «Individuare ed espellere chi delinque» è l’obiettivo primario anche per Zingaretti: «Gli stessi rom saluteranno l’obiettivo con grande soddisfazione».
Una previsione molto dubbia quest’ultima, ma tant’è, è l’opinione di Zingaretti. Casilino 900, in ogni caso, rimarrà lì dov’è ancora per un po’. Scovare i delinquenti che ci si annidano, che trafficano in droga, ricettazione, prostituzione, usura, richiederà un nuovo monitoraggio, questa volta più serio. «Veniamo con i fiori in mano» dicevano i volontari della Croce Rossa. Stavolta si useranno altre parole. Ma occorre tempo e denaro. Dal Comune sono in arrivo soldi per gli straordinari dei vigili, per assumere i precari. Sarà fatto uno sforzo per mettere personale in divisa su metropolitane e autobus. Le parole di Pecoraro, però, confermano la totale inutilità del censimento Cri.
E c’è chi si chiede, come il consigliere del Pdl Marco Scotto Lavina, «quanto sia costato questo censimento alle tasche dei contribuenti». «Che poi Marrazzo oggi solleciti le espulsioni suona stravagante - rileva il capogruppo regionale Pdl, Alfredo Pallone - in Regione è sempre stato contrario». Quanto al Casilino 900, Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale, taglia corto: «Prima di parlare di spostamento, bisogna parlare di espulsioni. La maggior parte sono clandestini provenienti da Macedonia, Kosovo, Bosnia e Montenegro, Paesi fuori dalla Ue».