Campi rom, l’enigma della localizzazione

Si riunirà per la prima volta la prossima settimana la Commissione formata da prefettura e Comune e costituita con il Patto sulla sicurezza firmato venerdì. Il suo compito è quello di individuare «entro tre mesi» le aree in cui inserire i nuovi quattro campi rom, la cui costruzione è prevista nello stesso Patto. Veltroni, però, accelera i tempi: «Abbiamo già individuato alcune possibilità». Il Comune, quindi, ha già sul piatto alcune proposte da sottoporre al vaglio della Prefettura. Ma anche se il sindaco dichiara che «già entro la prossima settimana» le aree in cui costruire i campi rom saranno individuate, difficilmente si arriverà a chiudere la questione così in fretta. «Quello della prossima settimana sarà un tavolo formato da un tecnico del Comune, uno della Prefettura e alcuni esponenti delle forze dell’ordine», spiegano da Palazzo Valentini. Intanto, però, Veltroni ribadisce che «i nuovi villaggi della solidarietà (così vengono chiamati i campi rom nel Patto sulla sicurezza, ndr) saranno attrezzati e presidiati sia dalle associazioni sia dalle forze di sicurezza. Campi nei quali si possa fare lavoro di integrazione e scolarizzazione e che abbiano il minor impatto possibile con il tessuto cittadino». Il sindaco risponde così, in maniera indiretta, a Gianni Alemanno, il presidente della Federazione romana di An, che venerdì aveva sollevato alcune perplessità riguardo alla mancanza di previsione di norme penali nel Patto e ieri ha chiesto a Veltroni di nominare Giuseppe Pisanu commissario straordinario o assessore alla Sicurezza per provare a risolvere il problema sicurezza in città. «C’è il rischio - ha sottolineato Alemanno - che questi nuovi insediamenti vengano saturati dall’arrivo incontrollato di nuovi senza fissa dimora (nomadi o altro) che si aggiungeranno ai 12mila nomadi già presenti nel comune». Ma Alemanno puntualizza anche un’altra questione: «Nel Patto sulla sicurezza non vi è nulla che garantisca che la creazione dei quattro nuovi villaggi della solidarietà sia realmente sostitutiva dei quasi 40 campi sosta tra autorizzati e abusivi presenti oggi su Roma». Veltroni, però, dice che «ai nuovi spazi in cui inserire i campi rom corrisponderà il superamento di aree già consolidate nella città, come è stato fatto per vicolo Savini». In altre parole, il nuovo dovrebbe spazzare via il vecchio, con buona pace di tutti. Il sindaco pone dei paletti anche sul numero di persone che alloggeranno nelle nuove strutture. Nel Patto si stabilisce che le aree attrezzate saranno in grado di ospitare circa mille persone. «Potrebbero essere anche meno», sottolinea Veltroni. E con un numero di persone più ridotto i campi sarebbero anche più facili da gestire. Ma c’è chi, come Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa sociale, di nomadi non vuole nemmeno sentir parlare. «Bisogna uscire una volta per tutte dall’ipocrisia, dalla solidarietà di facciata. I rom devono lasciare le nostre città - dice -. La gente non li vuole. Sono nomadi e quindi non si può prevedere una soluzione stanziale: niente campi né in centro né in periferia».