Campi rom, la Margherita striglia Penati

Gianandrea Zagato

«La Provincia deve farsi carico anche dei nomadi». Virgolettato firmato da Alberto Mattioli, vicepresidente dell’ente di via Vivaio. Che non ha dubbi su quale dev’essere la linea sia del presidente Filippo Penati che quella dei sindaci del centrosinistra, «bisogna dare ospitalità ai rom».
Certezza che, purtroppo per l’esponente della Margherita, fa a pugni con la realtà: quella che vede i primi cittadini targati diesse, margherita e rifondazione innalzare barricate contro ogni ipotesi d’accoglienza. Basta rileggersi le dichiarazioni degli amministratori dei Comuni «rossi» per comprendere come le giunte del centrosinistra intendono affrontare la questione: il problema è e resta solo a carico di Milano. Anche se il prefetto Bruno Ferrante, un giorno sì e l’altro pure, ricorda super partes che Milano ha già dato, che Milano non ce la può più fare e che la questione tocca anche agli altri. Valutazioni - accompagnate dalla lista della spesa del Comune di Milano: 18,8 milioni di euro spesi dal 1997 a oggi - svilite dal centrosinistra che Mattioli non ignora e nel nome della solidarietà, «bisogna coniugarla con la legalità», scende in campo per spingere Penati a darsi una mossa. «Come? Sperimentiamo campi da cinquanta, sessanta persone nei Comuni limitrofi e se funziona poi si continua l’esperienza». Come dire: la Provincia sostenga un «sperimento» e poi l’esporti. Osservazione superflua ricordare che i «Comuni limitrofi», quelli dove «esportare», sono governati (tutti o quasi) da quelli dell’Unione: «Lo so. Ma io da sindaco darei ospitalità ai nomadi».
Applauso da Nando Dalla Chiesa, segretario cittadino della Margherita, che «coraggiosamente» sottoscrive l’impegno, «anch’io non mi tirerei indietro». E che non sia solo una scelta di un’area interna della Margherita ma dell’intero partito lo si deduce pure da un’annotazione firmata Patrizia Toia, «le amministrazioni dell’hinterland» non devono «voltare le spalle a un problema scomodo»: «La Margherita non solo sosterrà le amministrazioni comunali dell’hinterland che si renderanno disponibili ad accogliere i nomadi ma darà anche il suo appoggio esterno all’azione delle Istituzioni». Messaggio che la segretaria provinciale chiude «chiedendo a tutte le forze politiche cittadine e provinciali di continuare a seguire da vicino il problema senza farne terreno di facile e demagogico attacco a quelle amministrazioni che si dimostrassero disponibili». Chiosa finale su un «problema» dove, secondo Mattioli, «il Comune ha chiamato e la provincia ha voluto rispondere»: ma, evidentemente, per il vice del ds Penati non è sufficiente. L’inquilino di Palazzo Isimbardi deve fare di più. Cosa? Domanda a Mattioli che, prevedibilmente, resta senza risposta. E che, sorpresa, trova soluzione alla festa di Liberazione in un intervento dell’assessore provinciale all’Integrazione: «Ben poco si è fatto per superare la provvisorietà dei campi nomadi» dice Francesca Corso, «il campo deve diventare un progetto di prima accoglienza, passare poi a un villaggio della solidarietà e, infine, alla casa».
Tre passaggi di un percorso che, Margherita consenziente, è il futuro sperato per i rom. Ma che, evidentemente, Penati non vuol percorrere. Perché? È cominciata la campagna elettorale e sul tema rom si giocano il governo della città di Milano, quella che il centrodestra ha saputo governare coniugando «solidarietà e legalità». Anche ospitando otto campi regolari.