Campi rom, rissa continua Comune-hinterland

La proposta della Margherita: «Niente vacanze finché non si arriva alla soluzione»

Una partita bloccata. La vicenda dei 79 rom sfollati dalla baraccopoli di via Capo Rizzuto assomiglia ogni giorno di più a un corto circuito istituzionale. Mercoledì, l’ennesimo appello del prefetto Bruno Ferrante, che invitava a trovare «soluzioni equilibrate e sostenibili, senza pregiudizi politici né timore di perdere consenso elettorale». Ieri, il consueto coro delle repliche. Tra consensi e scambi di accuse.
La novità è una lettera aperta. La firma in calce è quella dell’europarlamentare Patrizia Toia e dei capigruppo e consiglieri della Margherita di Comune, Provincia e Regione. Un invito alla responsabilità. «Proponiamo di non andare in vacanza fino a quando non sarà risolto il problema», si legge. «Abbiamo scritto al sindaco, al presidente della Regione e a quello della Provincia perché prendano pubblicamente l’impegno di avviare concretamente il lavoro, e di trovare una soluzione prima che cali il sipario estivo». Insomma, «Milano deve essere capace di uno scatto d’orgoglio».
Il primo scatto, però, è quello del sindaco Gabriele Albertini. Questione di cifre che crescono. «Oltre ai fondi normali per i nomadi, il Comune ha già aggiunto un milione e 524mila euro da destinare alla Casa della Carità, per affrontare il problema dell’accoglienza, anche dei nomadi». Segue frecciata alle amministrazioni della cintura milanese, che i 79 di Capo Rizzuto proprio non sembrano volerli. «Li comprendo talmente bene che Milano, avendo fatto la sua parte, non può accoglierne più. Vorrei che adesso anche gli altri comuni dell’hinterland contribuissero per la loro parte, come facciamo noi». Poche ore prima, il consigliere regionale di An Silvia Ferretto visita via Triboniano. Chiede ai nomadi «responsabilità e rispetto delle regole condivise». Alla fine, il patto: «Voi pulite il campo, io lunedì torno a derattizzare, visto che, come dite, la presenza dei topi non vi stimola a tenere in ordine».
In stretta sintonia con Albertini è il vice sindaco Riccardo De Corato. «Il capoluogo lombardo, con oltre 25 campi nomadi di cui solo otto regolari, vive già una situazione pesante e ha già sostenuto e continua a sostenere impegni economici onerosi». Ricorda, il senatore di Alleanza nazionale, che «il Comune di Milano nel 2004 ha finanziato spese per 750mila euro, e nel 2005 ha investito quasi 3 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e adeguamento igienico sanitario dei campi nomadi, oltre ai costi per l’integrazione scolastica dei bambini rom». Poi la stoccata che segue il «gran rifiuto» di Liana Scundi, sindaco di Trezzano sul Naviglio, e di Giorgio Oldrini, primo cittadino di Sesto San Giovanni, contrari a ospitare gli sfollati di Capo Rizzuto sul proprio territorio: «È la controprova che i comuni dell’hinterland milanese non vogliono insediamenti dei nomadi sul loro territorio. Ci accusano, ma non si rendono minimamente disponibili».
Vana, al momento, anche l’iniziativa di Palazzo Isimbardi. Cade nel vuoto, per ora, la richiesta fatta nei giorni scorsi dall’assessore alla Sicurezza Raffaella Corso alla Serravalle Spa di individuare delle aree che possano essere destinate ai nomadi. «La società attende una comunicazione ufficiale», fanno sapere dagli uffici di Assago. «Comunque - è la precisazione - ci attiveremmo solo nel caso di un’ordinanza emessa direttamente dal prefetto, come già avvenuto in passato per l’area di Cascina Gobba concessa ai moldavi».
Bloccata al momento anche l’ipotesi Cabassi (un terreno in comodato d’uso per sei mesi nell’area della cava «Cascina Guasciona» di Trezzano sul Naviglio), tutto viene rimandato al tavolo interistituzionale convocato da Ferrante per lunedì prossimo.