Campi rom, si volta pagina: pronto il nuovo regolamento Numero chiuso e sosta vietata a chi ha già commesso reati I nomadi dovranno pagare anche i consumi delle utenze

LE SPESE Saranno ridotte drasticamente quelle per le coop sociali che dovranno occuparsi solo dell’integrazione

A grandi passi verso la legalità nei campi nomadi. Numero chiuso, durata massima della sosta due anni. Obbligo di mandare i minori a scuola. Ma soprattutto negli insediamenti potranno sostare solo persone che non hanno commesso reati. Il nuovo regolamento, varato nella mattinata di ieri in seno alla commissione sicurezza capitolina, è esplicito su questo punto: fuori da Roma i delinquenti. Il regolamento sarà presentato oggi in conferenza stampa dal prefetto Giuseppe Pecoraro. Potrebbe entrare in vigore già da oggi. «Nel regolamento saranno contenute le nuove norme - ha spiegato il sindaco Gianni Alemanno - studiate per garantire sia la legalità che i percorsi d’integrazione. Due aspetti che nel regolamento saranno ugualmente importanti». Insomma, questa volta si fa sul serio. Dopo 15 anni di caos, finalmente si volta pagina. A Roma i campi autorizzati in futuro saranno sette - Salone, Castel Romano, Villa Gordiani, Cesarina, Candoni, Salviati I e II - oltre a eventuali altri tre campi, su aree da individuare oltre il Gra. Tutti gli altri saranno sgomberati.
Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza, spiega cosa prevede in dettaglio il regolamento: «Innanzitutto le nuove norme entreranno in vigore da subito, appena il prefetto avrà firmato. E saranno regole serie e innovative. Per prima cosa, la comunità che soggiornerà all’interno del campo dovrà impegnarsi a mandare a scuola i figli. Cosa mai fatta rispettare in passato. Chi non lo farà sarà immediatamente espulso dal campo. L’autorizzazione alla sosta è espressamente soggetta a questa condizione. Il controllo sulla scolarizzazione sarà affidato non più come oggi alle cooperative, ma direttamente al Comune, su segnalazione dei dirigenti scolastici. Che diranno chi frequenta e chi no». Inoltre - anticipa Santori - la comunità nomade dovrà pagare le utenze comunali. Vale a dire luce e acqua. Finora era il Comune a pagare questi servizi, a spese della collettività. D’ora in poi, invece, i rom dovranno pagare quello che consumano come tutti». Solo oggi, invece si saprà se i rom dovranno pagare anche un contributo per la sosta nei campi: su questo punto sarà il prefetto a dire l’ultima parola.
Per quanto riguarda l’accesso ai campi «ai cancelli - precisa Santori - ci sarà il servizio di vigilanza della Polizia municipale 24 ore al giorno. I vigili faranno ordine pubblico anche su risse o atti di vandalismo. In ogni caso dopo le 22 nessuno potrà più uscire o entrare dal cancello». Attualmente solo Castel Romano, sulla Pontina è vigilato H24 dalla polizia municipale. La sosta sarà consentita esclusivamente ai veri nomadi, a quelli che girano da una città all’altra. Come i giostrai. A Roma non ci saranno più, come oggi, persone che vivono in modo stanziale nei campi da 20-25 anni. Si potrà restare solo un anno, massimo due. «Poi, chi vorrà integrarsi - spiega Santori - cioè lavorare, pagare le tasse, seguire le regole di tutti i normali cittadini, sarà bene accetto. Gli altri dovranno andare via, cercarsi un posto in altre città. Ma a Roma non potranno più tornare». Sui tempi massimi di permanenza, però, potrebbero esserci indicazioni diverse. Per garantire sicurezza saranno ammessi nei campi solo coloro che non hanno commesso reati. «Stiamo già allontanando dai campi di Casilino 900 e Tor de’ Cenci - dice Santori - i pregiudicati e le persone che vivono di espedienti. Furti, droga, usura. L’obiettivo è separare una volta per tutte i buoni dai cattivi. Il posto nei campi d’ora in poi sarà solo per chi rispetta le regole. Un aspetto controverso del nuovo regolamento è quello che riguarda i rom agli arresti domiciliari. «In effetti - ammette Santori - sembra un controsenso vietare la sosta ai pregiudicati e poi accettare chi sta agli arresti domiciliari. Segnaleremo al Prefetto queste situazioni, sollecitandolo a trovare soluzioni alternative. Le cooperative sociali, infine, a differenza di quanto accaduto fino a oggi, si occuperanno solo del presidio socio-sanitario. Ossia della formazione e collocamento al lavoro, dei problemi igienici e di salute. Cioè dell’integrazione. Di conseguenza i costi saranno drasticamente ridotti».