In Campidoglio 15 anni di profondo rosso

Marcello Viaggio

Quindici anni di centrosinistra nella capitale, ma il progetto qual è? «Il modello di sinistra della città, prima di Rutelli e poi di Veltroni, ha solo costruito il profondo rosso delle casse comunali», è la risposta di Forza Italia. Roma ha un debito pubblico che tocca i 7 miliardi di euro. Eppure, secondo Gianni Alemanno, «Veltroni non ha nessuna ricetta per curare la malattia: attende solo il soccorso rosso del governo Prodi». Ieri mattina alle 11 si è svolta la conferenza stampa su «Bilanci e politiche fiscali del Comune», organizzata da Forza Italia alla sala Capranichetta dell’hotel Nazionale. Sono intervenuti, accanto ad Alemanno, il capogruppo degli azzurri al Parlamento europeo Antonio Tajani, il coordinatore regionale Beatrice Lorenzin, il presidente romano Giampaolo Sodano.
Tutti d’accordo gli esponenti della Cdl: il disavanzo delle casse del Campidoglio è fonte di grande preoccupazione. «Eppure, nel programma di Veltroni - rileva Alemanno - non c’è nessuna ricetta precisa per fronteggiare il deficit. È come se il sindaco aspettasse il soccorso rosso del governo di centrosinistra. Il Comune, invece, deve ragionare con attenzione sulle sue reali possibilità e tagliare tutte le spese superflue». Per Alemanno la dismissione del patrimonio comunale male utilizzato è «un modo per recuperare parte del debito. Bisogna agire anche sul fronte delle aziende municipalizzate. Si può vendere, ad esempio, una parte delle azioni dell’Acea senza perderne il controllo». «Grazie alla devolution il Comune entrerà in prima persona nel patto di stabilità fra Regione e potere centrale - aggiunge il candidato della Cdl - e potrà risanare il bilancio. Il federalismo fiscale permetterà a Roma una propria autonomia senza ricorrere alle casse dello Stato. Ma è falso che il governo Berlusconi abbia ridotto i trasferimenti per Roma. Nel 2003 i fondi alla capitale si sono triplicati rispetto agli anni di governo del centrosinistra».
«Il modello Roma di cui tanto parla Veltroni non è altro, a oggi, che un’astrazione concettuale». Rimarca Beatrice Lorenzin: «Il modello di città che ci viene proposto è come un edificio che ha le fondamenta minate da uno spaventoso debito di 7 miliardi, cresciuto di un miliardo con la giunta Veltroni. Ma la casa rischia di crollare sulla testa dei suoi stessi abitanti. Anche il tentativo di realizzare un Piano regolatore sociale in favore delle fasce deboli soffre della mancanza di una seria politica di controllo di gestione. Il Comune ha tentato di introdurre meccanismi di verifica, mediante fantomatiche Carte dei Servizi. Ma i fruitori dei servizi non hanno percepito purtroppo alcun miglioramento».
«Occorre che Roma si dia un vero e proprio Piano strategico - rileva Giampaolo Sodano - in cui siano fissati i grandi obiettivi e le politiche per raggiungerli, nel contesto di un approccio competitivo che fino ad ora è mancato. Un piano che rechi con sé un preciso messaggio: non solo una migliore qualità della vita, ma anche una maggiore competitività dell’intera città. Un piano strategico che dovrà essere più partecipativo, con i municipi protagonisti nelle proposte e nella fase attuativa, con una maggiore presenza dei finanziamenti privati, e che individui privatizzazioni nell’ambito del gruppo delle società comunali».
Per Tajani, infine, «il risanamento dei conti del Comune di Roma è stato uno dei punti per cui Fi si è più battuta in questi anni. Nonostante i contributi ricevuti dal governo Berlusconi, quest’amministrazione è sull’orlo del fallimento».
Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il volume «Il futuro di Roma», autore il professor Maurizio Baravelli, ordinario di Economia e Tecnica bancaria presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.