Campidoglio, il centrodestra schiera Alemanno

La partita delle amministrative: l'ex ministro di Alleanza nazionale sfida Rutelli come sindaco di Roma. Oggi l'annuncio. Berlusconi: "Siamo noi la casa di laici e cattolici"

Roma - Le riserve sono state sciolte in serata. Gianni Alemanno sarà il candidato sindaco del Popolo della libertà a Roma. La decisione sarà ufficializzata oggi pomeriggio. Fino all’ultimo le ipotesi di candidatura vedevano lo stesso Alemanno appaiato a Maurizio Gasparri, con la giovane outsider Giorgia Meloni come nuova alternativa da contrapporre a Rutelli. Nessun dubbio comunque che il candidato del Popolo della Libertà per Roma sarebbe stato un esponente di Alleanza nazionale. Le quote di Alemanno sono salite ieri in serata. Sembra siano stati decisivi i risultati di una serie di sondaggi giunti proprio ieri ad An e Fi: l’ex ministro delle Politiche Agricole durante il governo Berlusconi è il più forte antagonista del già sindaco Rutelli, secondo questi dati, per la corsa alla poltrona della Capitale. Oggi pomeriggio verrà ufficializzato anche il nome del candidato per la Provincia.

L’accordo con gli autonomisti di Raffaele Lombardo pronto a correre in Sicilia con il Popolo della Libertà, la candidatura di Gianni Alemanno per la poltrona di sindaco a Roma e l’aggancio sempre più stretto con il Partito popolare europeo sembrano aver messo di buon umore Silvio Berlusconi. Tanto che si permette di scherzare con se stesso autodefinendosi «un vecchietto».

Un vecchietto sì, ma pronto a diventare «uno strumento affinché in Italia si possa guardare al futuro con maggiore serenità». Una battuta lanciata al telefono durante il convegno «Verso il Ppe» che ha tenuto ieri a Torino l’Associazione per il Ppe dell’eurodeputato Vito Bonsignore (che ha lasciato l’Udc per appoggiare il Pdl).

«Sono uno strumento per far sì che i nostri figli e tutti quelli che ci stanno più a cuore possano avere un futuro che non sia illiberale e autoritario, ma di democrazia, benessere e libertà - ha detto Berlusconi -. Questa è la missione e se staremo tutti uniti, come vogliono gli elettori, riusciremo a realizzarla».

Il leader del Popolo della libertà ha voluto ringraziare Stefania Prestigiacomo per la disponibilità dimostrata dall’ex ministro per le Pari Opportunità che sarebbe stata «pronta a lasciare il Parlamento nazionale» per candidarsi alla presidenza della Regione: «Anche in Sicilia otterremo una grande vittoria che ci darà la possibilità di avere molti senatori in più nella seconda Camera - ha osservato Berlusconi -. Avrei voluto essere a Torino, ma sono rimasto a Roma per concludere l’accordo per la Sicilia, il Sud e le isole, e lo abbiamo fatto positivamente, con il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo».

E la mancata intesa con Pier Ferdinando Casini non comporta e non comporterà uno spostamento a destra del Popolo delle Libertà: «Non siamo scivolati a destra come qualcuno maliziosamente vuole insinuare, non c’è la maggioranza dei laici dentro il Pdl. Il Pdl è il centro dello schieramento politico italiano», dice il leader azzurro, e sarà «la casa che accoglierà i laici che rifuggono i laicismo relativista e i cattolici non confessionali: il Pdl avrebbe dovuto essere «l’approdo naturale» per l’Udc che «ha nel suo Dna i valori fondanti del Ppe, che sono anche i nostri valori». Archiviata anche qualsiasi ipotesi di attrito con l’azzurro Gianfranco Miccichè, che si dichiara «molto soddisfatto» dell’incontro con Berlusconi «che ancora una volta ha dimostrato il suo interesse reale nei confronti di tutto il Sud e della Sicilia in particolare e della necessità di rafforzare gli strumenti di legalità». Dunque Miccichè garantisce il suo «rinnovato impegno nei confronti del progetto del Popolo della Libertà e di Raffaele Lombardo».