Il Campidoglio dimentica le periferie

Le periferie della capitale sono sempre più abbandonate al degrado. Quella che a prima vista può sembrare un’affermazione qualunquista è, in realtà, null’altro che una semplice constatazione di fatto. Se si traccia un bilancio delle politiche capitoline degli ultimi anni, ne viene fuori un quadro desolante. Il tanto strombazzato decentramento è stato svuotato di ogni significato: continui tagli di risorse dal Campidoglio ai municipi - con il pretesto della diminuzione dei trasferimenti agli enti locali - e, ancora, riduzione delle competenze su scuole, mense e manutenzione stradale agli stessi municipi. Di questi argomenti ha parlato il senatore Cosimo Ventucci, di Forza Italia, a margine del suo intervento sulla finanziaria a Palazzo Madama. Proprio perché, come lui stesso ha sottolineato, le cosiddette misure di contenimento del deficit pubblico avranno ripercussioni negative sulle fasce deboli della società, gli abbiamo rivolto alcune domande sulle difficoltà che incontreranno soprattutto gli anziani, i malati e gli abitanti delle periferie.
Senatore Ventucci, lei che conosce molto bene la realtà territoriale delle periferie romane e i problemi di chi ci vive, che consigli darebbe al sindaco Veltroni?
«Consigli? Ma per carità... Qui, purtroppo, siamo ormai alla farsa. Veltroni è un vero specialista dell’effimero, delle politiche di facciata, di tutto ciò che fa apparenza. Lo dimostrano le sue ultime trovate riguardo a Tor Bella Monaca, un quartiere voluto dalle giunte rosse negli Anni Settanta con i palazzoni in stile sovietico, dove oggi regna il degrado».
A quali trovate si riferisce?
«Voglio citare solo tre esempi: il teatro affidato a Michele Placido, la passeggiata “mordi e fuggi” di Leonardo Di Caprio e le telecamere del Saint College di Londra che curioseranno negli appartamenti dell’ottavo municipio. Sono scelte che rientrano nella “logica dell’ammuina”, un diversivo che è solo rappresentazione dell’effimero. Al di là della calca delle ragazzine per l’attore americano, quali benefici resteranno agli abitanti di Tor Bella Monaca? Poi, ben vengano anche iniziative di questo genere. In un quartiere dove manca tutto non ci si può consentire il lusso di rifiutare alcunché. Ma ci vorrebbero interventi seri e duraturi, soprattutto per i giovani, la cui unica alternativa è riversarsi in centro il sabato sera per sfuggire alla noia e alla mancanza di strutture e centri di aggregazione».
Cosa dovrebbe fare il Comune?
«Da anni chiediamo la riqualificazione delle periferie romane con le necessarie infrastrutture di collegamento che soddisfino non solo le esigenze degli abitanti, ma creino i presupposti per una reale integrazione con la città. Servirebbero, per esempio, più asili nido perché da Tor de’ Cenci a Torre Angela la maggioranza del ceto abitativo è formata da giovani coppie con bambini, che saranno il nostro futuro. Tor Bella Monaca, invece, appare isolata persino dalle strutture universitarie di Roma Due e dal moderno Policlinico di Tor Vergata. Per il Campidoglio, queste periferie servono solo a spostare campi nomadi abusivi e a trovare spazi per le cosiddette compensazioni edilizie, magari sottraendoli al verde pubblico».
Dicevamo dei giovani senza punti di riferimento...
«In effetti l’unico fenomeno di aggregazione giovanile, in questi quartieri, è quello delle strutture parrocchiali, attorno alle quali si nota un certo fervore. I parroci locali si impegnano in ogni modo per evitare che l’ottavo municipio continui a essere un dormitorio extraurbano o un ricettacolo dell’habitat di serie B. Prendono iniziative per favorire l’integrazione e per promuovere l’assistenza nei confronti dei più deboli. Ma quasi sempre vengono lasciati soli».
Cosa intende dire?
«Che le istituzioni si dimenticano spesso di loro. Le faccio un esempio che risale appena a qualche giorno fa. Grazie all’impegno di alcuni colleghi, compreso il sottoscritto, eravamo riusciti a far stanziare dal Parlamento un milione di euro per interventi a favore delle parrocchie di Tor de’ Cenci e del Villaggio Breda e per la Casa della Gioia e la Pro-Loco del Divino Amore. Sa com’è finita? Il Campidoglio, nonostante una mia lettera di sollecitazione, ha “dimenticato” di attivare la dovuta richiesta prevista dal Decreto e quei soldi sono andati in fumo. Veltroni, ovviamente, si guarderà bene dal rispondere e, magari, organizzerà un concerto per “fare cultura”. Ma l’ottavo municipio, con tutti i suoi problemi, ha bisogno di ben altro che attori e saltimbanchi».