Il Campidoglio invita i clandestini alle urne

(...) degli stranieri presenti nella capitale. Nella scorsa tornata elettorale si erano iscritti 33mila stranieri. Di questi si erano presentati alle urne, permesso di soggiorno alla mano, in 18.917, il 57,32 per cento degli aventi diritto. Bassa la percentuale, bassissimo il valore assoluto, considerato che la capitale è la città italiana che ospita il numero di immigrati più consistente: 365mila secondo l’ultima stima della Caritas, per l’89% maggiorenni. Così, per adeguare al profilo terzomondista del primo cittadino le «cifre» della rappresentanza straniera nell’aula Giulio Cesare, piuttosto che concedere uno straccio di potere effettivo ai consiglieri aggiunti, si è preferito allargare la base elettorale. Il Campidoglio ha così invitato a votare tutti gli stranieri in possesso di una carta d’identità. Sono partiti, secondo i dati dell’anagrafe, 155mila certificati elettorali, e circa 10mila sono tornati indietro perché il destinatario è sconosciuto.
Il problema, noto al Campidoglio che però ha scelto di ignorarlo, è che la carta d’identità dura cinque anni e non dice se il suo intestatario extracomunitario è in regola con la legge italiana: il permesso di soggiorno, la cui data di scadenza viene segnata dall’anagrafe al momento del rilascio, nel frattempo potrebbe infatti essere scaduto. E né lo straniero né la questura sono tenuti a comunicarne il rinnovo agli uffici comunali. Che sono dunque nell’impossibilità di sapere se le carte d’identità legate a vecchi permessi sono ancora valide o meno. L’unico modo per essere certi che il 10 dicembre votino solo gli immigrati regolari sarebbe l’incrocio tra i dati anagrafici del Campidoglio e quelli relativi ai permessi di soggiorno rilasciati dal Viminale. Non un dettaglio, visto che la deliberazione numero 190 del 2003 del consiglio comunale, che contiene il regolamento per l’elezione dei consiglieri aggiunti, all’articolo 1 parla di rappresentanti «degli stranieri extracomunitari legittimamente presenti nel territorio nazionale». Così a metà novembre i consiglieri Guidi e Gramazio scrivono al presidente della Commissione immigrazione, il socialista Gianluca Quadrana, per chiedere che «le liste degli aventi diritto al voto per l’elezione dei consiglieri aggiunti possano essere incrociate con quelle dei cittadini beneficiari di regolare permesso di soggiorno». Quadrana, il 16 novembre, replica: «La lista elettorale degli aventi diritto è stata elaborata dal Servizio Elettorale in base ai dati presenti nell’anagrafe dei residenti a Roma alla data del 26/10/2006, così come sancito dal vigente regolamento, il quale non prevede a carico dell’amministrazione comunale adempimenti ispettivi di controllo». E dunque chi è in quelle liste «come soggetto residente si presume essere legittimamente presente sul territorio italiano fino a prova contraria, da fornirsi in base a dati non in possesso dell’amministrazione comunale». La richiesta dei due consiglieri di opposizione viene ribadita il 24 novembre nel corso della seduta della Commissione immigrazione, e in quell’occasione Guerino Vitali, direttore dell’ufficio elettorale, mette a verbale che «anche in passato è stato richiesto più volte dall’anagrafe del Comune di Roma un incrocio dei dati con quelli della prefettura ma ci sono state varie difficoltà». Dunque il 10 si voterà senza alcuna certezza sullo status legittimo degli elettori stranieri. Se l’obiettivo della giunta Veltroni è arrivare entro fine consiliatura a concedere il voto amministrativo agli immigrati, le prove generali non promettono bene.