Campidoglio, il Pd va in pressing su Rutelli

Negli scenari per la sfida del Campidoglio sono giorni ormai che circola il suo nome e sempre in pole position. Ma se inizialmente aveva scelto di non commentare, per lo meno ufficialmente, Francesco Rutelli ora comincia a essere davvero infastidito da tutto questo vocìo sul suo conto. Si sente stretto nella morsa del pressing che gli arriva non solo da Veltroni ma dall’intero Pd. Così l’ex leader della Margherita è combattuto come si trovasse a un bivio, consapevole che tornare dopo tutti questi anni alla guida del Campidoglio non è di certo impresa facile. Ed è per questo fortemente convinto della necessità «di analizzare bene tutto il contesto prima di prendere qualsiasi decisione» e che dovrà essere comunque «una decisione di tutta la squadra».
Così con un occhio alle consultazioni del presidente Marini e quindi al panorama nazionale, un’intera squadra di «rutelliani doc» sta lavorando per convincerlo ad «accettare la sua terza corsa per il Campidoglio». Capitano della squadra è Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, uomo fin dall’inizio alla guida del progetto «Rutelli sindaco», che pubblicamente invita comunque a essere cauti «visto che ancora di certo non c’è nulla e che Veltroni non si è ancora dimesso». Stesso invito arriva da Enrico Gasbarra. Parlando all’assemblea del Pd, ieri, il presidente della Provincia, ha detto: «Basta giocare agli schemi sulle possibilità che possono aprirsi in Campidoglio. Magari persone come Bettini o Rutelli offrissero la loro disponibilità!».
Chi conosce bene il ministro Rutelli, come la senatrice Paola Binetti, pensa che quello che ci vuole per una città come Roma «sia proprio una persona come lui», basti ripensare al Giubileo del 2000. «In un momento difficile come quello - spiega la Binetti - ha dimostrato la sua capacità di essere un buon sindaco. E questo sia per quanto riguarda la rete dei servizi sia per l’intero rilancio della città, diventata in pochissimo tempo un polmone capace di accogliere milioni di turisti da tutto il mondo». Un’esperienza, quella giubilare, secondo l’esponente teodem, «determinante per Rutelli a instaurare rapporti eccellenti con il Vaticano in virtù della sua disponibilità e della sua sensibilità avute in un momento così importante». E questo non è un dato da trascurare. Sono in tanti infatti a sostenere la tesi che la capitale ha bisogno di un sindaco in qualche modo «vicino» a Oltretevere. «Non potrebbe essere diversamente - afferma convinta la Binetti. Roma è il cuore della cristianità e il sindaco ne è parte integrante». Intanto, nell’attesa che Rutelli sciolga la riserva, in città continua a imperversare il toto candidature. La destra attacca il pressing del Pd sull’ex sindaco, ritenendolo «la dimostrazione della debolezza del centrosinistra capitolino». Anche qui sono in corso riunioni su riunioni (l’ultima pare l’altro giorno tra Fini, Alemanno e Cicchitto) proprio per stabilire una contromossa a Rutelli. Su chi sia il candidato, ovviamente ancora nulla di ufficiale. E se alla fine, come qualcuno bisbigliava qualche sera fa, per la Cdl dovesse arrivare un esponente non capitolino, magari un uomo molto vicino a Berlusconi? Replica secca la Binetti: «Meglio di no. Il sindaco di Roma deve essere romano».