Campidoglio, sale lo scontro sul voto In campo anche i leader dei due poli

Veltroni: Berlusconi vuole un sindaco «dipendente». Il candidato Pdl: «Falso»

da Roma

Il nervosismo sale e i toni si fanno duri. Perché, nella corsa al Campidoglio, si profila sempre più un testa a testa. Francesco Rutelli e Gianni Alemanno girano la capitale lanciandosi strali. Uno ha al fianco Massimo D’Alema, preoccupato che «come una marea nera la destra invada la città», l’altro Gianfranco Fini che vede nel ballottaggio di domenica «un’irripetibile occasione di riscatto per Roma».
Ma a dare una mano al candidato-sindaco del Pdl è sceso in campo Silvio Berlusconi in persona e la replica tocca a Walter Veltroni. È «inaccettabile», dice, che il premier in pectore parli di collaborazione «difficile» con Rutelli. «Le istituzioni non hanno colore», dice Veltroni ricordando che quando è stato sindaco con il governo Berlusconi ci fu una «corretta e proficua collaborazione istituzionale». Poi attacca: «La verità è che la coalizione di Berlusconi vuole un sindaco “dipendente“ e non chi, come Rutelli, può tutelare con autonomia e forza una città che in questi anni è stata un modello di cambiamento e crescita economica e sociale».
Punto sul vivo, Alemanno reagisce con forza: «Veltroni non può dire queste sciocchezze perché Roma mi conosce bene e sa quanto io sia indipendente come politico, quanto ragioni con la mia testa e quanto sia al servizio della città». Niente «balle», dunque. Alemanno incassa l’appoggio de La Destra di Francesco Storace, ma precisa che «non c’è nessuna poltrona in caldo per lui». Per Rutelli «non ci guadagna»: quella è la destra «radicale, altro che moderata».
Il candidato-sindaco del Pdl, però, non si fa smontare. È soddisfatto anche del faccia a faccia di martedì a Ballarò. «Rutelli è in «svantaggio 2 a 1, perché ha contro me e la realtà. E questo è scomodo».
Eppure, il suo antagonista dice di sentirsi «sereno» proprio perchè ha i fatti dalla sua parte. Ma Rutelli ammette: «So che la battaglia è difficile». Quanto al problema sicurezza, dice «è una battaglia nostra», basta alle strumentalizzazioni del Pdl. «La scelta per i romani - avverte- è se andare avanti o fare un nuovo balzo indietro».
Sulla continuità insiste Rutelli, sostenendo la necessità dell’amministrazione comunale di centrosinistra di completare il suo lavoro. E per contrastare quello che dice Berlusconi, D’Alema spiega che è importante con un governo Pdl avere un Campidoglio Pd, che garantisca una «dialettica». E poi, per lui, i sindaci di centrosinistra danno più garanzie ai cittadini, mentre una vittoria della «destra sarebbe mortificante per la vita politica e la città».
Per Fini, al contrario, porterebbe a Roma il cambiamento che le serve. Rutelli, dice, per la capitale è «una minestra riscaldata» e ben conosciuta, mentre le forze politiche che rappresenta meritano una «pernacchia ideale» per gli impegni non mantenuti in questi 14 anni. E fa una previsione: a colpire Rutelli sarà l’astensionismo della sinistra radicale.