Campidoglio, una senegalese torcia umana

Si è trasformata in torcia umana davanti agli occhi di decine di turisti in visita al colle capitolino e ai musei. Kebe Paihda Gotha, senegalese di 39 anni residente a Brescia, ieri mattina si è data fuoco davanti al Campidoglio. Il folle gesto è avvenuto proprio mentre, a pochi metri di distanza, il presidente senegalese Abdoulaye Wade era nella Sala della Protomoteca per un incontro privato con i connazionali residenti in Italia, al quale ha partecipato anche il vicesindaco Mariapia Garavaglia.
Tutto è accaduto in una manciata di minuti. La donna, che ora si trova in condizioni molto gravi nel reparto grandi ustionati del Sant’Eugenio, è stata salvata solo grazie all’intervento tempestivo di un carabiniere e al cordone di sicurezza predisposto dagli agenti di Trevi, coordinati dal dirigente Marcello Cardona visto che erano previste contestazioni contro Wade. Le proteste degli africani contro il loro presidente erano iniziate già giovedì sera, quando una settantina di senegalesi provenienti dal Nord Italia avevano manifestato con cartelli e striscioni a piazza Colonna, dove Wade stava cenando con il premier italiano Romano Prodi. Un uomo era stato addirittura identificato per aver aggredito un agente, fratturandogli un dito. Ieri mattina la contestazione si è spostata in via Emanuele Orlando, davanti all’Hotel St Regis dove Wade aveva trascorso la notte, e dove la delegazione avrebbe voluto incontrarlo. Poi i manifestanti hanno «traslocato» in piazza del Campidoglio.
Ci sono però dubbi sul motivo del gesto. «Gotha, in piazza con il marito e tre figli - racconta il dirigente Cardona - ha tentato di salire la scalinata di Michelangelo per buttarsi di sotto. Bloccata e fatta scendere, è riapparsa un’ora dopo, completamente cosparsa di liquido infiammabile, salendo da San Pietro in Carcere. Aveva un accendino in mano e probabilmente il suo scopo era quello di darsi fuoco all’interno della Protomoteca». Ma le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente, con un estintore, soccorrendo la donna e impedendole l’accesso in Campidoglio. Il marito ha raccontato che la moglie avrebbe aiutato molto Wade dall’Italia nella campagna elettorale che lo ha portato alla rielezione nel febbraio scorso. Ma una volta ottenuta, il presidente non l’avrebbe più presa in considerazione. Da allora la donna avrebbe fatto di tutto per incontrarlo. Un connazionale, esponente della Sinistra democratica, invece, sostiene che il gesto sia conseguenza delle tensioni fra chi aspira alla leadership della comunità senegalese in Italia. «È un’attivista politica - racconta - del tutto in linea con la politica espressa dal presidente. Ma qualcuno le ha impedito di incontrarlo».