«In Campidoglio serve un’opposizione dura»

Marcello Viaggio

«Roma segna lo straordinario impegno mediatico di Veltroni. Il gruppo di Forza Italia al Comune, più che dividersi periodicamente su chi debba guidarlo, deve fare un’opposizione politica altrettanto straordinaria, continua, durissima». Così Fabrizio Cicchitto ieri mattina, dal palco, ha infiammato l’Assemblea degli Eletti del Lazio, convocata dal nuovo coordinamento regionale di Forza Italia al Teatro Santo Spirito a Borgo. Il vice coordinatore nazionale non ha nascosto alla folta platea, oltre 400 persone, di voler «parlare fuori dai denti»: «Abbiamo perso le Regionali nel Lazio. Ma sul voto ha pesato la vicenda Mussolini e Storace non è stato esente da errori». Cicchitto, leader dell’opposizione interna al vecchio Psi negli anni ’80, sfodera tutta la sua grinta: «Alle prossime elezioni ci giochiamo la pelle, se le perdiamo la sinistra illiberale comanderà per molti anni. Roma è una città moderata e riformista, e per l’elezione del sindaco di una città moderata e riformista Forza Italia deve mettere in campo la parola decisiva». Ogni parola è pesata, sottolineata. Il partito degli azzurri sembra mettere le mani avanti sulla scelta del candidato a primo cittadino dell’Urbe. E sulle alleanze, in primo luogo con radicali e minoranze laiche. Sul rilancio a Roma, Cicchitto è altrettanto chiaro: «Io e Sandro Bondi ci assumiamo per intero la responsabilità di aver proposto a Berlusconi per Roma e Milano due coordinatrici giovani e fuori dalle logiche di schieramento. Contro il circuito infernale della conflittualità interna, occorreva un segnale di discontinuità. La Lorenzin a Roma è la persona giusta, con lei si ricomincia da zero». Un forte contributo al dibattito, che segna innegabilmente il «serrate i ranghi» nel partito, lo fornisce il capogruppo al Parlamento europeo, Antonio Tajani: «Le sconfitte servono a correggere gli errori, ora dobbiamo vincere le prossime elezioni comunali. Veltroni pensa solo alla sua immagine, mai alle cose concrete. Per lui Roma è un happening. L’obiettivo numero uno della nostra azione politica devono essere invece i cittadini. Il partito unico può essere la nostra arma vincente, federarsi con forze esterne come i radicali». Dopo Tajani è la volta di Beatrice Lorenzin. La neocoordinatrice regionale è visibilmente emozionata: «Non sarà facile proseguire l’opera di Tajani, che ha ricoperto il mio incarico per 11 anni. Lo conosco dal ’96, ha sempre creduto in me. Roma è il trampolino politico del rilancio in Italia, non dobbiamo abbandonarci al disfattismo, abbiamo tutte le possibilità di rifarci. Ma soprattutto non cederemo ai ricatti di chi minaccia di uscire dal partito, di rompere l’unità interna». L’assemblea ha riunito praticamente tutti i leader romani e laziali di Forza Italia. Oltre a quelli citati, il coordinatore romano Giampaolo Sodano, il capogruppo al Comune Roberto Lovari, il sottosegretario Ventucci, l’europarlamentare Antoniozzi, gli ex assessori regionali Iannarilli, Verzaschi e Simeoni. Per Viterbo, il candidato alla Provincia, Battistoni. Per Latina, l’europarlamentare Zappalà. Per Rieti, il deputato Angelo Cicolani. Il dibattito si è concluso nel pomeriggio. A Roberto Lovari chiediamo un commento alle parole di Cicchitto: «Le condivido per intero. Potevamo fare più opposizione, è vero, ma va detto che al gruppo comunale è mancato il supporto dalla Regione, spesso eravamo all’oscuro di tutto. Alle Regionali siamo stati troppo rigidi con la Mussolini, anche con i Radicali si poteva fare l’intesa. Il nostro candidato sindaco di Roma? Un moderato, che abbia a cuore anche la difesa dei diritti civili».

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