Il campionato «Del Pero»

Un diario dell’ultimo campionato di calcio. Presentato così, «Del Pero e gli altri», il libro appena sfornato da Armenia Editori per la collana «Eco Sport», farebbe pensare all’ennesima banalità di cui già straboccano gli scaffali delle librerie, in particolare quelli contenenti i libri di sport (la cui originalità sta spesso a zero). Il volume in questione è invece quanto di più gradevole un appassionato di football possa mettersi a leggere quest’estate sotto l’ombrellone, a qualsiasi fede calcistica appartenga. Leggere o, semplicemente, limitarsi a guardare le figure, perché l’idea escogitata da Fabio Ravezzani (deus ex machina dei fortunatissimi programmi sportivi di Telelombardia e Antenna 3) e Valerio Marini (vignettista dalla matita intelligente e che molti avranno visto all’opera proprio su A3) è stata infatti double-face: raccontare la stagione 2004/05 con oltre un centinaio di disegni, ciascuno accompagnato da una paginetta di testo. Ne è scaturita un’opera non solo inedita, ma soprattutto (ed è l’aspetto più interessante) che si fa sfogliare con estrema piacevolezza e che non necessariamente deve essere letta dalla prima all’ultima pagina: per apprezzarla è sufficiente aprire infatti una pagina a caso e buttare l’occhio sulla prima vignetta che vi capita. Riderete senz’altro, e di sicuro passerete il libro al vostro vicino di sdraio affinché rida pure lui. Perché le vignette di Marini sono troppo spiritose, così come sono altrettanto gustosi (oltre che ricchi di informazioni per coloro a cui piace almanaccare) i commenti di Ravezzani.
Si va dalla bellona in minigonna disegnata di terga e il passante di turno, attirato dal bel posteriore, che pensa «Questa dev’essere la famosa zona Cesarini del Milan...», passando per un calciobalilla con i poliziotti in assetto anti-sommossa al posto dei giocatori e la dida «tolleranza zero» per documentare il cambio di rotta del governo sulla violenza negli stadi, oppure dalla bottiglia di «Amaro Luciano» fino al pianto post Istanbul di Galliani con le grandi orecchie della Champions al posto di quelle vere. Ma raccontarle non basta: bisogna vederle!

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