Campionato senza storia. L’Inter ormai gioca da sola: una serie A così non ha senso

Col Livorno doppietta di Suazo in 18 minuti, poi una supremazia imbarazzante figlia di un torneo con troppe partite e poche emozioni. Il palio resta il secondo posto, e <a href="/a.pic1?ID=241909" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Del Piero fa paura alla Roma</font></strong></a>. La Juve è a un punto dai giallorossi. <a href="/a.pic1?ID=241911" target="_blank"><strong>Milan flop</strong></a>

da Milano

Due volte Suazo e l’allenamento delle seconde linee è durato poco più di un quarto d’ora. Poco meno di quanto è durata la speranza che questo campionato recitato in solitaria potesse regalare un’emozione nel mare di noia. Speranza vana, i nerazzurri corrono da soli. Ma la notizia è un’altra. L’Inter ieri ha annullato la moviola, l’ha messa da parte e la sua 23ª giornata passerà alla storia per questo bizzarro epilogo senza polemiche. Spinelli non si è visto, Andrea De Marco è andato a casa senza piangere, i due collaboratori Cini e Ghiandai non verranno sorpresi con le gambe divaricate e la schiena contorta nell’intento di scoprire qualcosa di marcio in area.
Mancini preoccupatissimo si è augurato che le popolari rubriche sportive usufruissero comunque della canonica programmazione serale. E questa sua dichiarazione lo ha reso simpaticissimo a qualche altro milione di italiani indecisi. Ma i suoi dubbi erano fondati, perfino l’impopolare terzo tempo si è potuto effettuare senza sguardi sinistri, insomma qualcosa di altamente insolito nella routine nerazzurra. E quindi preoccuparsi era più che lecito, soprattutto dopo la notizia della sconfitta del Liverpool in FA Cup contro il Barnsley che si arrangia in seconda divisione.
Della gara non c’è molto da svelare, l’Inter è entrata in campo con una concentrazione da grande evento, ha chiuso il Livorno dentro a un recinto e ha iniziato a bastonare il pallone nella direzione di Amelia. Prima dell’esibizione dell’honduregno hanno calciato in porta un po’ tutti, compreso Crespo con il destro più pericoloso di quei primi minuti e anche l’unico della sua partita.
Poi Maicon palla al piede ha fatto la fascia come sa, il modesto Pasquale lo ha messo giù, punizione di Chivu, e Suazo, solo al centro dell’area livornese, ha schiacciato il pallone in mezzo alle gambe di Amelia. Nessuno ha alzato la mano, Ghiandai, guardalinee di fronte alla tribuna, si è messo a rullare le gambe verso la riga di centrocampo, De Marco ha convalidato.
Dopo quattro minuti stessa scena nella parte opposta del campo, Maxwell mette in mezzo, marmellatona di Knezevic e Diamanti, palla che arriva dove Suazo stava facendo pulizie: toh, 2-0. Quando si dice la combinazione.
Il Livorno bene, per carità. Ingiusto qualsiasi paragone con il mercoledì di recupero sempre qui a San Siro quattro giorni fa. Il centrocampo folto di Camolese è una buona diga che l’Inter ha aggirato, e quando i palloni arrivavano in mezzo all’area i tre centrali erano sempre in grande imbarazzo. Allora Camolese ha chiesto a Grandoni, Knezevic e Galante di stare un po’ alti e subito Crespo ha avuto la possibilità di entrare in area e affrontare Amelia. Crespo si è incartato, ma Camolese ha subito rettificato la disposizione dei suoi difensori. Ieri non c’erano rimedi, la partita si è subito indirizzata in quel modo e il Livorno ha deciso di accettare il ruolo di sparring partner in proiezione Liverpool.
Diamanti ha colto un palo clamoroso alla destra di Julio Cesar su punizione che non avrebbe cambiato gli esiti della gara. È stato l’evento principale di un secondo tempo che altrimenti avrebbe visto come unica notizia il cambio delle scarpe da parte di Pelè, via quelle arancioni per le verdi. Senza che Figo se la prenda per il suo ritorno in campionato dopo quel tremendo 4 novembre a Torino. La gente ha ululato a lungo per omaggiare il suo ingresso in campo, applaudendo con forza come nell’intervallo, quando ha festeggiato i vincitori del Viareggio. Mentre le loro seconde linee perdevano col Barnsley, gli osservatori del Liverpool a San Siro hanno ricevuto poche e preoccupanti note da consegnare a Benitez: questi vincono anche quando giocano con la seconda squadra e gli arbitri non li aiutano.