Il campionato stordito dai colpi di Zarate Kid

La coppia d’attacco dell’argentino con Pandev è il segreto della Lazio

da Torino

Ancora loro due. La strana coppia: Mauro Zarate e Goran Pandev. La Lazio batte il Torino 3-1 e vola in classifica, anche se qualcuno frena: «Siamo una buona squadra, stop - butta lì Siviglia -. Se pensiamo di essere bravi, il giochino finisce in fretta». Il giochino è molto semplice: difendersi con attenzione e portare la palla nella metà campo avversaria con i piedi buoni di Ledesma, Foggia e Mauri. Poi, da quelle parti, lasciar fare a Zarate e Pandev, i «folletti» che tanto piacciono al presidente Lotito.
Folletti che non si smentiscono mai: ieri hanno asfaltato il Toro mettendo in mostra destrezza, furbizia, abilità tecniche e quant'altro. In cinque partite, hanno segnato dieci dei tredici gol della Lazio: tanto per rendere l'idea, la Roma ha segnato 8 gol e la Juve 4. Il calcio è materia molto più semplice di quanto si voglia credere: se hai un giocatore che la butta dentro, diventa tutto molto più facile. Se poi ne hai due, la ciambella riesce spesso con il buco. Zarate parte da sinistra e crea sconquassi, Pandev aspetta come un rapace lì in mezzo: il primo gol è nato così, saluti e baci al gioco che fin lì aveva prodotto quasi solo il Toro. Sono poi seguiti un missile da quasi trenta metri e un rigore dell'argentino che Lotito si vanta di avere scoperto dopo avere visionato un centinaio di cassette: Mauro Zarate da Buenos Aires - nuovo capocannoniere del campionato - se ne stava in Inghilterra, al Birmingham, triste e un po' incazzato: d'accordo i soldi, ma a vent'anni uno vuole giocare e magari su un palcoscenico decente.
Invece lui, fratello minore dello Zarate che aveva fatto morire dal ridere ad Ancona negli anni '90, era finito oltre Manica dopo aver fatto diventare ricco il Velez Sarsfield: nel 2007 venne infatti acquistato niente meno che dai sauditi dell'Al Sadd per una cifra superiore ai 10 milioni di euro. Era finito in una prigione dorata, insomma. Nella quale ha però resistito pochi mesi, fortunatamente per la Lazio e per Lotito: a Roma, appunto via Birmingham, è arrivato in prestito con diritto di riscatto. Costerà parecchio (17 milioni, pare) farlo diventare capitolino a tutti gli effetti, ma probabilmente ne varrà la pena: gioca con il numero 10 sulle spalle, ma ha la stessa facilità di gol di un centravanti vero. E secondo lui, già soprannominato Zarate Kid, la Lazio è da scudetto: «Perché non dovrebbe esserlo?».