AL CAMPIONATO

Sarei grata al Giornale se attraverso le sue pagine facesse giungere questa lettera al presidente della Sampdoria Riccardo Garrone.
Caro dottor Garrone, voglio rubare solo per un attimo la scena al suo contraltare di parte rossoblù, rivolgendomi a lei in qualità di presidente della Sampdoria. Quello che sta succedendo in questi giorni al Genoa mi lascia, da tifosa, veramente sconcertata. E non mi riferisco solo al pasticciaccio sulla compravendita di partite (un brutto affare che comunque dovrà essere provato e, nel caso, severamente punito), ma anche a tutte le voci e illazioniche in fatto di scommesse che avvelenano il calcio di casa nostra e non solo.
Ora, presidente, non le pare che le vittime principali di tutto questo siamo proprio noi tifosi? E non penso ai soldi spesi per la tessera dello stadio, che per la prossima stagione ho già rinnovato. È che mi sento arrossire per l’imbarazzo al solo pensiero di aver tifato a pieni polmoni sulle gradinate per una partita, una qualunque, che magari era stata in qualche modo «addomesticata» da qualcuno.
Dottor Garrone, al di là dei meriti e dei successi che ha ottenuto sia nel campo del lavoro che dello sport, lei mi sembra una persona genuina, che non barerebbe mai, neanche giocando a scopone con Spinelli. Per questo le chiedo, presidente, di vigilare, di tenere gli occhi ben aperti. Se scova una mela marcia tra i blucerchiati la butti via, nessuno la rimpiangerà. Per concludere, con un motto che pare sia molto in voga oggi tra i presidenti di società calcistiche, per favore «non molli». Mai. Cordialmente