Un campione da biberon

S i chiude. Fine dell’anno con i soliti noti. Normali? Non se ne parla. A Roma, poi, sono davvero da capitale. Togli Di Canio con il suo saluto al duce e spunta Totti con il saluto al pupo. Il capitano segna un paio di gol (il primo su splendido assist dell’arbitro Tombolini), e festeggia per la nuova ditta Chicco&Roma: prima spupazzando e rifocillando con biberon un bambolotto già addobbato con maglia giallorossa e nome «Cristian» ovviamente sulla spalla; quindi, dopo il bis, mimando con il ditone la poppata. Il simbolo del calcio azzurro, l’uomo per il quale si mosse dall’Italia verso il Portogallo l’avvocato Bongiorno reduce da Andreotti, si fa riconoscere sempre e comunque. Dopo il parto virtuale e la poppata, siamo in attesa del primo dentino.
I soliti noti presenti anche nelle curve di Livorno, di Messina e di Firenze, striscioni e cori contro Berlusconi e Borghezio. «Dopo il collare la museruola», hanno scritto con dedica i simpatici ultras livornesi ai quali Igor Protti ha riservato la propria festa, perchè ormai il calcio è sotto schiaffo, comandano i boys, i fighters, i feddayn, le brigate e i commandos, come vedete normali non se ne parla. Gli arbitri non vedono, il quarto uomo non segnala, il parlamento approva.
Si chiude come prima, più di prima. Le quattro di testa fanno quello che dovevano, senza rovinarsi le feste, Juve-Milan-Inter-Fiorentina proseguono il loro campionato diverso, Trezeguet segna per la nona volta consecutiva e la Signora si rifà il trucco, Toni non trova più la porta nemmeno senza avversari ma Jorgensen rimedia e la Viola respira. Adriano cade come corpo morto cade ma l’Inter è desta con le cosidette comparse mentre Ronaldo (respinto al mittente dai tifosi interisti che non dimenticano e se ne intendono più del proprietario) segna in contemporanea al Bernabeu ma assiste all’ultima comica del Real battuto 2 a 1 dal Racing di Santander. Il Milan passa laddove nessuno c’era riuscito finora, il Picchi di Livorno appunto. Insomma non è successo nulla e tutto può ancora succedere. Duemila e cinque andato, come Fazio. Visti in tivvù i calciatori arrivare, tutti, allo stadio con valigia al seguito: finite le partite via velocamente sul primo aereo utile, si va in vacanza. Fino al 7 gennaio si potrà scrivere e parlare di tutto. Anno nuovo, calcio vecchio.