Il campione finito in Basso

Non poteva cadere più in Basso di così. Fa male pensare a quel corridore che commuoveva l’Italia mostrando la foto del figlio Santiago all’arrivo di una tappa vittoriosa; fa male pensare che nelle sue vene scorresse lo stesso sangue poi catalogato, risucchiato e insaccato da uno stregone spagnolo di nome Fuentes per eventuali trasfusioni proibite. Fa male ripensare a Ivan Basso che nega, che tentenna, che ammette: «Sì, Birillo sono io». Il nome del suo cane nei registri del dottore maledetto, il suo nome davanti alla Commissione disciplinare della Federciclismo e al procuratore antidoping del Coni Ettore Torri. E da quelle Torri Basso sprofonda nella squalifica. Nessuno gli perdona di aver tradito tifosi ed etica sportiva, nessuno gli concede sconti: 24 mesi di stop. Due anni che scadranno ad ottobre 2008 e che segnano la sua carriera, il suo credito, il suo volto. Mai più candido come prima.