Da una campionessa all'altra: mia figlia è più brava di me

Madre e figlia, amore e sci. Maria Rosa Quario, storica firma delle cronache sportive, racconta la medaglia della sua Fede: &quot;Mi ha detto: chiedono tutti se ti ho già superato, dico di no. Faccio bene, vero?&quot;<br />

Garmisch Partenkirchen - Non rie­sco a schiacciare i tasti, mi trema­no le mani, è tardissimo, ma de­vo, devo scrivere la mia gioia di mamma di un fe­nomeno, scusate se mi allargo un po' ma sì stavolta me lo posso per­mettere, vorrei fa­re settanta righe di bravaaaaaaaaa, sarebbe an­che più semplice ma non si può, e allora vado a ruota libera, non ho preso appunti, ma ho tutto dentro, indelebile per sempre, e la prima cosa che mi viene da raccontare è il viaggio dal parterre alla sala stampa assieme a Federica nell'auto da Vip e le risate che si è fatta mostrandomi il pettorale ascellare: «Ma l'hai visto quanto è piccolo? In partenza sono morta dal ridere guardando Anja che cercava di infilarselo e le faceva da top praticamente, mamma tu non sai che buffa era!». Eccola Federica Brignone, medaglia d'argento ieri nel gigante mondiale, è tutta qui, in quelle risate fatte in partenza della seconda manche guardando quel donnone della Paerson che tentava di entrare in un numero troppo stretto, ma è anche nel «mamma ti prego dammi qualcosa da mangiare» alle 5 del pomeriggio dopo una giornata eterna, sveglia alle 6, ricognizione della pista alle 8, rinvii su rinvii per nebbia della prima manche, finalmente partenza a mezzogiorno, breve pausa fra le due prove, seconda alle tre del pomeriggio, lei che parte ventinovesima grazie al secondo miglior tempo della prima manche, sono già quasi le quattro, e poi... poi il delirio. Podio mondiale, in questo magico mondiale che continua a sorridere all'Italia, podio che io ho sognato e inseguito per tutta la carriera e che lei, la mia bambina, a 20 anni si è già portata a casa, e per 9/100 sarebbe stato anche più di podio, sarebbe stato oro, inno, brividi lungo la schiena, e tutto il resto. Dopo la gara ho risposto a tante, tantissime domande, ma quella a cui voglio rispondere ancora, qui, per iscritto, è che la medaglia di Fede è sua e solo sua, io non mi sono mai sentita frustrata per aver chiuso la carriera senza medaglie e di certo non ho caricato lei di pressione, le ho solo e sempre detto che se fosse mai successo avrei rischiato l'infarto. Sono viva invece, stravolta ma felice, lei è come sempre stata molto carina quando mi ha detto «mamma, mi hanno chiesto se con oggi ti avevo superato ma no eh, ho detto che prima di fare quindici podi in coppa del mondo ce ne vuole ancora, ho fatto bene? ». No, non hai fatto bene, perché hai torto, in realtà mi hai già superato, perché alla seconda stagione ad alto livello e a solo 20 anni hai già raccolto tantissimo, due podi in coppa, uno ai mondiali che vale anche di più per quanto è stata difficile questa gara, con quella seconda manche pazzesca, la pista devastata, la Worley in rimonta dal 19˚ posto e nessuna, nessuna che riusciva a fare meglio di lei, secondi che volavano, facce distrutte, deluse, e poi tu, un raggio di sole lassù in partenza, tu al cancelletto, «dai Fede» ti parli sempre da sola quando vuoi caricarti, sembri la Isimbayeva prima di saltare. Dai Fede, anche io ho cominciato a dirlo, prima piano poi sempre più forte, dai Fede, ero laggiù nella bolgia del parterre, mi ero messa in mezzo alla folla, anonima, anzi no perché due amici erano arrivati da Courmayeur con uno striscione, abbiamo dovuto discutere con altri tifosi che ci intimavano di tenerlo giù, siamo stati cacciati dalle tribune dei fan perché in tre non eravamo abbastanza numerosi per fare colore, ma chissenefrega, l'importante era vederti, urlare per te, vedere alla fine della tua manche strepitosa, anzi soprattutto coraggiosa, quel numero 1, medaglia sicura, il groppo nello stomaco che esplode e si trasforma in lacrime. Mi hanno telefonato in tanti, tantissimi, ho ricevuto centinaia di sms, grazie a tutti, ma solo a pochi ho risposto, una è Celina Seghi, la prima grande donna dello sci italiano, che ha 90 anni e mi ha commosso dicendomi che la prossima volta sarà oro.