«Campioni del mondo? Io voglio gente motivata»

«Parlerò con Totti per convincerlo a rimanere con noi. Porte aperte anche a Cassano»

nostro inviato

a Tirrenia (Pisa)
Più che di Nazionale, bisognerebbe parlare di giocatori con la maglia azzurra. Un’Italia ferragostana in tutti i sensi, ma Roberto Donadoni, al primo giorno da ct, non sembra preoccupato. Tanti esordienti, ben nove considerando il forfeit di Bonera, trauma contusivo alla gamba destra, al suo posto Gamberini. Gli altri 13 «arruolati» in tutto portano in dote 55 presenze in azzurro, grazie soprattutto alle 22 di Ambrosini. Della serata magica di Berlino rimangono così il portiere Amelia, la Coppa (ieri sera in esposizione alla Lem di Livorno) e la maglia. L’Italia giocherà con quella della finale, problemi di produzione dello sponsor tecnico non hanno garantito nei tempi previsti la nuova casacca con le quattro stelle, simbolo dei mondiali vinti. E dunque senza i campioni, ai quali il nuovo ct manda una sorta di avviso ai naviganti. «In questi quindici giorni – quelli che dividono dal “finto” esordio di domani con la Croazia alla prima delle qualificazioni con la Lituania a Napoli - dovremo valutare tante cose. Con i nomi è difficile vincere le gare, magari ti servono psicologicamente all’inizio per impensierire gli avversari, ma poi in campo serve gente sveglia e pronta. Perché la strada è sempre in salita, d’ora in avanti qualunque squadra che ci incontrerà vorrà far bella figura e battere i campioni del mondo. Conterà molto lo spirito». Campioni sotto esame, quindi, come dimostra anche la frase successiva. «Ho parlato con tanti giocatori, anche con Cannavaro. Quelli che ho contattato al telefono si sono detti disponibili e desiderosi di venire, ma quando li guardi in faccia è un’altra cosa. Vorrei guardarli in faccia. Sapete tutti cosa succede con i telefonini, specie di questi tempi. Bisogna essere consapevoli che da oggi ci sarà da lavorare e da fare di più, tutti quanti ci aspetteranno al varco. Per dimostrare che siamo i campioni del mondo, bisognerà dimostrare di avere voglia, fame ed essere motivati al massimo».
Resta da risolvere la questione Totti, che Donadoni ha sentito telefonicamente mercoledì scorso: dopo il mondiale, il romanista era deciso al 90 per cento a lasciare la nazionale. Poi è tornato sui suoi passi e ci sta pensando: l’impressione è che almeno con la Francia voglia esserci. «Al termine di questa stagione, nella quale ha dovuto fare i conti con un grave infortunio e con un lavoro intenso per recuperare per la Germania, magari alla fine un pensierino di lasciare ci poteva stare. Ora dopo un po’ di relax il discorso potrebbe essere diverso. L’intenzione deve però partire da lui, se dovrò spendere due parole per convincerlo a rimanere nel gruppo lo farò volentieri. E in questo senso dovrò essere bravo a parlare con tutti».
Non è detto che in futuro non ripeschi Cassano, anche se aggiusta il tiro rispetto alle frasi sul barese nelle prime ore da ct. «Non ho parlato né con lui né con Capello, Antonio deve dimostrare il suo valore, è sicuramente un giocatore che prenderò in considerazione. Ma non cambia il discorso per lui come per gli altri».
L’esordio avverrà a Livorno, da dove andò via a febbraio stizzito con il presidente. «Nessuna rivincita su Spinelli, domani ci stringeremo la mano. Sto cercando di mettere da parte le emozioni che ti dà un evento del genere, ma il fatto di essere a Livorno mi darà entusiasmo. E non credo che i tifosi contesteranno la nazionale: certo, non ci sarà massima euforia, ma sicuramente tifo per gli azzurri». Anche se sarà una nazionale sperimentale, con almeno sei esordienti fra i titolari. «Ho fatto 6mila chilometri in tre settimane per dimostrare che la porta è aperta per tutti. Il mio obiettivo? Punto ad avere una squadra equilibrata». E a chi gli ricorda che Bearzot e Lippi debuttarono con una vittoria, dice secco: «Non sono scaramantico, ma non voglio mai perdere». Se lo facesse con la Croazia, visti gli elementi a disposizione, non gli si potrebbe nemmeno sparare addosso.