Il campo di calcio per il ragazzo che non poteva giocare

La comunità che gravita attorno al Santuario di N.S. del Boschetto di Camogli, e in particolare i ragazzi, hanno a disposizione un nuovissimo campo di calcio inaugurato da poche settimane. Come ha detto don Franco Marra, Rettore del Santuario, al suo arrivo trovò praticamente pronto il progetto di un campetto da gioco, fatto preparare dal suo predecessore, don Piero Benvenuto, scomparso nel 2000, perché, stanco di redarguire continuamente i ragazzi che giocavano a palla sul sagrato della chiesa, volle che disponessero di un campo tutto loro dove poter liberamente divertirsi.
Il percorso è stato lungo, ma don Marra ha voluto ringraziare i tanti benefattori e la stessa amministrazione comunale di Camogli, per gli aiuti elargiti, che hanno consentito di arrivare alla solenne inaugurazione, effettuata alla presenza del Vescovo Ausiliare della Diocesi Monsignor Luigi Palletti, del parroco di Camogli don Ezzelino Barbieri, del sindaco Italo Mannucci e di tanti ragazzi e popolazione della frazione camogliese.
Aspetto significativo è stato l'aver voluto intitolare l'opera ad un giovane, scomparso a 27 anni lo scorso anno: Roberto Ferrarazzo. Roberto non ha mai camminato dalla nascita, a causa di una malformazione che l'ha costretto sulla sedia a rotelle ma ha sempre partecipato attivamente alla vita della comunità giovanile. Frequentava il Santuario della Madonna del Boschetto dove era amico di tutti, e tutti erano suoi amici e lo coinvolgevano nelle varie attività, partecipava ai campi estivi della ACR, di cui negli ultimi anni era educatore. La sua vitalità, la sua voglia di vivere e il suo interessarsi degli altri lo facevano un compagno piacevole e ricercato e le tante difficoltà non gli hanno impedito di avventurarsi su barche, provare l'ebbrezza di piccoli aerei monoelica, di percorrere sentieri montani come il giro delle Tre Cime di Lavaredo.
Roberto amava lo sport, amava i colori rossoblu e con il Genoa Club di Chiavari seguiva sempre la squadra, anche nelle trasferte. Quando negli ultimi anni le sue condizioni di salute andavano limitando le possibilità di movimento, il suo pensiero quando stava male, era sempre per rassicurare i suoi famigliari ed amici. Minimizzava ogni nuovo ricovero dicendo «mamma tutto ok» senza mai lamentarsi, non si è mai arreso di fronte alle difficoltà fino all'ultimo.
E la mamma, con la sorella Maria Grazia, guardavano serene quel campo da gioco: fra quei bambini che tiravano i primi calci al pallone sotto la fredda pioggia di gennaio, forse rivedevano il volto di Roberto, che quei calci non aveva mai potuto dare.