A Campo de’ Fiori il tifo diventa guerriglia

L’ordigno, mal confezionato, dopo l’impatto con i vetri della «gazzella» non è esploso. Salvi i militari

Alessia Marani

All’una e venticinque come topi in trappola, chiusi, asserragliati in un pub, mentre fuori si scatena l’inferno. Una barista trema dalla paura, un’altra ha le lacrime agli occhi: «No, vedete, qui non si vive più. Non si può continuare così, prima o poi ci scappa il morto». Qualcuno controlla che la serranda che affaccia sulla statua di Giordano Bruno sia tirata ben giù. I turisti si guardano stupiti: «Ma che succede?». Due poliziotti entrati «al volo» per un bicchiere di birra fresca escono di corsa. Serve man forte sulle camionette che cominciano a muoversi, lente, coi lampeggianti accesi, verso la folla a disperdere gli spiriti più «bollenti». Era una serata di festa fino a un attimo prima. Poi lo scoppio, un boato assordante di qualcosa simile a una bomba carta lanciato contro gli agenti e i carabinieri già schierati in tenuta antisommossa sul lato che imbocca verso via dei Cappellari. È il segnale della guerriglia, quella che ormai impazza sulla bella piazza Campo de’ Fiori quasi ogni weekend e che si ripete, ora, in un violento e squallido rituale nei dopo-partita mondiali. Era già accaduto la notte tra il 30 giugno e il 1° luglio, al termine di Italia-Ucraina. Bilancio: tre arresti e alcuni poliziotti contusi. Ieri, in manette sono finiti tre ragazzi tra i 19 e i 21 anni. L’accusa formale: danneggiamento dei beni dello Stato. Altri tre sono stati denunciati a piede libero. Poi il terrore quello stampato negli occhi di altri giovanissimi in fuga, delle ragazze con le bandiere tricolori al collo e le magliettine della nazionale indosso. «Stavo bevendo una birra, cantavamo - dice Alfredo, 22 anni, studente di Economia -. All’improvviso ci siamo visti piombare la polizia addosso. Abbiamo avuto paura. I manganelli non stanno a vedere chi colpiscono». Rimbombano le sirene delle ambulanze tra i vicoletti intorno alla piazza del mercato. C’è chi cerca una via d’uscita su piazza Farnese, chi ripiega verso Corso Vittorio Emanuele II. Ma le «batterie» non mollano. Ci sono quelli con le bottiglie di vetro in mano (comprate altrove perchè in piazza il vetro è offlimits), i bastoni che sostengono le bandiere in pugno, ma pronti all’uso. Altre bottiglie, vuote, disseminate all’angolo dei vicoli, «munizioni» pronte da scagliare. Il clima di festa è scomparso. Non solo qui ma anche poche centinaia di metri più in là, verso piazza Venezia. Cori e caroselli hanno presto lasciato il passo a teppisti travestiti da tifosi. I mezzi dei carabinieri si sono acquartierati sulla salita che va verso via IV novembre. Un «commando» ha già dato l’assalto a un bus su piazza Venezia, il conducente viene sbattuto fuori, dentro si tirano via i seggiolini, si spaccano i vetri: il branco balla sul tetto. In totale, in una notte di follia Atac e Trambus contano una ventina di mezzi danneggiati. Così come decine le auto parcheggiate semidistrutte dai vandali, compresa una macchina dei vigili urbani del IV Gruppo assalita a bottigliate, calci e spranghe in corso Vittorio. Non meglio è andata a una carabiniere ferito nei tafferugli scoppiati dall’altra parte del Tevere, in piazza Trilussa, a Trastevere, altro luogo «caldo» delle notti romane. Dice Gabriele Di Bella (Cisl municipale): «Ieri la festa s’è trasformata in un problema d’ordine pubblico. È ora che gli amministratori della città se ne rendano conto. E i vigili urbani sono allo sbaraglio. La vacatio del comandante ad interim Catanzaro non fa che rimarcare la continuità con la passata cattiva gestione».